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La pizzeria "impossibile" che regala pizze e aiuta i ragazzi a rischio

Finché c’è pizza c’è speranza, non è il titolo dell’ultima commedia di un regista napoletano, ma di un’iniziativa di solidarietà che vede protagonisti quindici ragazzi, alcuni provenienti da quartieri disagiati, altri “a rischio” segnalati dal Tribunale dei minori di Napoli. Il progetto, organizzato dall’Associazione Scugnizzi con la partecipazione della catena di pizzerie Fratelli la Bufala,
La pizzeria "impossibile" che regala pizze e aiuta i ragazzi a rischio La pizzeria "impossibile" che regala pizze e aiuta i ragazzi a rischio

Finché c’è pizza c’è speranza, non è il titolo dell’ultima commedia di un regista napoletano, ma di un’iniziativa di solidarietà che vede protagonisti quindici ragazzi, alcuni provenienti da quartieri disagiati, altri “a rischio” segnalati dal Tribunale dei minori di Napoli.

Il progetto, organizzato dall’Associazione Scugnizzi con la partecipazione della catena di pizzerie Fratelli la Bufala, offre a questi giovani "difficili" un percorso di formazione di 200 ore al termine del quale diventeranno pizzaioli professionisti.

Per abituarli alla professione, gli enti organizzatori hanno messo su, nel cuore di Napoli (in via De Blasiis), la Pizzeria dell’Impossibile, un nome suggestivo per un luogo che diventa di alto valore sociale: qui i ragazzi lavoreranno per offrire pizze gratis alle famiglie con difficoltà economiche dell’area:

In questo modo permettiamo ai ragazzi di allontanarsi dalle sirene del guadagno facile della malavita, e di lavorare duramente, mettendo le loro abilità al servizio della comunità» spiega Antonio Franco, presidente dell’Associazione.

 Come nasce la Pizzeria dell’Impossibile?

In realtà, più che una pizzeria è una vera e propria scuola. Prendiamo ragazzi difficili che non sono ancora stati per fortuna “scottati” dalla vita, e li introduciamo in un percorso professionale e sociale. Per realizzare il progetto abbiamo richiesto una struttura al Comune. I Fratelli la Bufala hanno provveduto alla ristrutturazione dei locali».

Come è organizzata la formazione e il lavoro dei ragazzi?

Fino a mezzogiorno seguono corsi di pratica e di teoria, grazie alla collaborazione di pizzaioli professionisti e di laureati in Agraria. Poi da mezzogiorno fino alle tre, lavorano al servizio della comunità, preparando le pizze che vengono offerte ai bisognosi. Al termine del percorso i più bravi saranno assunti in uno dei 100 locali della catena La Bufala, sparsi nel mondo».

Avete anche avviato una scuola di pizzeria all’interno carcere di Nisida. Da quanto tempo è attiva e cosa fa?

Il progetto Finché c’è Pizza c’è speranza nasce tre anni fa all’interno del carcere minorile. Da allora è attiva una scuola per pizzaioli che forma i ragazzi e offre ad alcuni di loro la possibilità di un riscatto sociale. Daniele, per esempio, fino al 2012 stava scontando lì la sua pena. Oggi lavora a Malta in uno dei punti vendita La Bufala. Stesso discorso per un altro dei nostri ragazzi che attualmente è impiegato a Napoli in un altro ristorante della catena. La Pizzeria dell’impossibile estende questo progetto e lo porta all’esterno del carcere. Con l’obiettivo di aiutare i ragazzi prima che commettano reati».

 INFO: http://bit.ly/12B8cIs

 Giancarlo Donadio

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