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Le competenze non si inseguono, si preparano

Dai dati del World Economic Forum all’esperienza di POLI.design: perché il futuro del lavoro si gioca a monte, prima dei ruoli e dei curriculum   Il cambiamento delle competenze non è più una previsione, ma una variabile strutturale del business. Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, il 39% delle competenze
Le competenze non si inseguono, si preparano Le competenze non si inseguono, si preparano
Dai dati del World Economic Forum all’esperienza di POLI.design: perché il futuro del lavoro si gioca a monte, prima dei ruoli e dei curriculum

Il cambiamento delle competenze non è più una previsione, ma una variabile strutturale del business. Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, il 39% delle competenze oggi presenti nel mercato del lavoro è destinato a trasformarsi o diventare obsoleto entro il 2030. Non solo: 59 lavoratori su 100 avranno bisogno di percorsi di upskilling o reskilling, mentre per il 63% delle aziende lo skill gap rappresenta la principale barriera alla trasformazione. In altre parole, il tema delle competenze è ormai una questione di competitività, non di semplice formazione.

Dentro questo scenario globale, le risposte più efficaci non arrivano da soluzioni standard, ma da ecosistemi capaci di mettere in relazione imprese, università e centri di ricerca. È in questa direzione che si muove POLI.design, centro di formazione post-laurea del Politecnico di Milano, che nel 2025 ha rafforzato il proprio ruolo come piattaforma di connessione tra sapere accademico e bisogni concreti delle aziende.

Un momento simbolico di questo percorso è stato l’evento POLI.design Energy | Feel. Feed. Free, ospitato a Palazzo Mezzanotte a Milano, che ha riunito imprese, professionisti e stakeholder per riflettere su tre parole chiave: sensibilità progettuale, collaborazione, impatto. Ad aprire i lavori è stato Walter Ruffinoni, direttore generale di POLI.design, seguito dagli interventi di figure istituzionali e aziendali come Maria Porro, presidente del Salone del Mobile di Milano, e Anna Barbara, presidente di POLI.design, insieme a manager provenienti da mondi diversi.

Il filo conduttore è chiaro: le competenze del futuro non nascono in isolamento. «Il design non è una disciplina da applicare a valle», ha ricordato Ruffinoni, «ma un metodo per connettere segnali, competenze e futuri possibili». Un approccio che guarda alle imprese non come semplici beneficiarie della formazione, ma come partner attivi e co-creatori di conoscenza.

Nel corso del 2025, questo modello si è tradotto in oltre 50 collaborazioni e 54 progetti che hanno coinvolto aziende e istituzioni di settori diversi: dal digitale ai media, dal retail ai servizi. Brand come NTT DATA, Mediaset, Generali e Dondi Salotti hanno lavorato con POLI.design su academy aziendali, percorsi di co-design e laboratori dedicati all’evoluzione delle competenze, affrontando temi come trasformazione digitale, nuovi linguaggi della comunicazione, customer experience e sostenibilità.

Walter Ruffinoni, direttore generale POLI.design
«Le competenze non si comprano sul mercato», sottolinea ancora Ruffinoni, «si costruiscono nel tempo, creando contesti in cui persone diverse possono imparare lavorando su sfide reali». Una visione che dialoga direttamente con i dati del World Economic Forum, secondo cui le skill più richieste nei prossimi anni –

pensiero analitico, resilienza, leadership, capacità di apprendere continuamente – difficilmente si sviluppano attraverso percorsi formativi tradizionali.

Per imprenditori e manager il messaggio è implicito ma chiaro: non basta inseguire i talenti, serve progettare ambienti che generino competenze. In un mercato del lavoro in cui le job description invecchiano più velocemente delle organizzazioni, la vera sfida sarà costruire ecosistemi capaci di apprendere più rapidamente del cambiamento stesso. È su questo terreno che si giocherà la competitività dei prossimi anni.

Photo cover: POLI.design

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