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Federico, l’esploratore italiano premiato dal National Geographic

Durante le sue campagne di scavo per il mondo, dal Canada alla Tunisia, ha scoperto nuove specie di dinosauri, dal coccodrillo marino più antico a quello più grande mai rinvenuto. Ha sviluppato un progetto contro il mercato nero dei fossili in Mongolia. E, nel 2017, è stato scelto dalla National Geographic Society come emerging explorer,
Federico, l’esploratore italiano premiato dal National Geographic Federico, l’esploratore italiano premiato dal National Geographic

Durante le sue campagne di scavo per il mondo, dal Canada alla Tunisia, ha scoperto nuove specie di dinosauri, dal coccodrillo marino più antico a quello più grande mai rinvenuto. Ha sviluppato un progetto contro il mercato nero dei fossili in Mongolia. E, nel 2017, è stato scelto dalla National Geographic Society come emerging explorer, unico europeo tra 14 finalisti. Un riconoscimento riservato a “scienziati, esperti di conservazione, divulgatori e innovatori che con il loro straordinario talento stanno cambiando il mondo”. Federico Fanti, 36 anni, bolognese, è un paleontologo e ricercatore del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Bologna. «Già da piccolo avevo la passione per i dinosauri. A molti la passione passa, a me è rimasta. Così ho studiato e ne ho fatto un lavoro».

Com’è nato il progetto contro il commercio illegale dei fossili?

«Una sera, davanti a un falò, durante un campo di ricerca. Un collega mi parlò di un medico che aveva partecipato a una spedizione nel deserto del Gobi. Le sue lastre si erano bruciate e questo succede quando c’è un alto livello di radioattività. Così abbiamo compiuto delle analisi e scoperto che i fossili hanno una composizione chimica unica e radioattiva. Questo consente di avere uno strumento scientifico (una sorta di impronta digitale) per capire se un fossile illegale arriva da quella zona».

Qual è stata la soddisfazione più grande in questi anni?

«Il momento più emozionante nel 2007, durante una campagna di scavo in Mongolia, da volontario. Ho scoperto il fossile di un dinosauro che covava sul proprio nido 30 uova. Una scoperta unica perché permetteva di avere informazioni non solo sul dinosauro, ma anche su come viveva».

Difficoltà?

«Fare il ricercatore non è facile. Non è tanto una questione di stipendio (Fanti è un ricercatore a tempo determinato,

ndr), ma di poter essere messo nelle condizioni di fare il proprio mestiere al meglio. Servono fondi, investimenti, personale, attrezzature e tempo. Spesso hai competenze e una buona idea, ma non la strumentazione per portarla avanti».

Mai pensato di andare all’estero?

«Finora mi ha trattenuto la famiglia, moglie e due figli. Sono agguerrito nel fare del mio meglio qui, ma se dovesse capitare l’opportunità di fare ancora meglio altrove, la prenderei in considerazione. Ho sempre voluto fare questo e continuerò a farlo».

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