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Lavoro: la sincerità paga?

Quanto paga essere autentici in ufficio? Secondo alcune ricerche condotte dall’università texana di Houston e dall’università londinese di Greenwich, non molto. La maggior parte delle persone intervistate ha infatti dichiarato di non aver alcun interesse a mostrare il proprio vero carattere in ufficio. Eppure, essere autentici fa bene al tuo lavoro. Migliora le relazioni tra
Lavoro: la sincerità paga? Lavoro: la sincerità paga?

Quanto paga essere autentici in ufficio? Secondo alcune ricerche condotte dall’università texana di Houston e dall’università londinese di Greenwich, non molto. La maggior parte delle persone intervistate ha infatti dichiarato di non aver alcun interesse a mostrare il proprio vero carattere in ufficio.

Eppure, essere autentici fa bene al tuo lavoro. Migliora le relazioni tra colleghi e capi e aumenta la produttività.

Mentre ti fermi a riflettere se questi risultati siano opinabili o meno, cerca di immaginarti mentre sei sul posto di lavoro a stretto contatto con una persona che ti sta veramente antipatica o quando c’è un problema o un’abitudine fastidiosa che riguarda il tuo capo.

Nonostante gran parte delle persone tenda a evitare un confronto, affrontare il problema e mostrarsi per ciò che si è ti può aiutare a vivere meglio. Ecco alcuni consigli per abituarti a essere più sincero con i colleghi, forniti da Kathleen Mangiafico, esperta di relazioni sul posto di lavoro.

Parti da alcune domande

La prima cosa che puoi fare per capire quanto è importante per te essere autentico è

porti queste domande:

[styled_list style="check_list" variation="blue"]

  • Qual è l’obiettivo dell’azienda e voglio veramente contribuire per raggiungerlo?

  • Cosa apprezzo dell’altra persona?

  • Cosa abbiamo in comune?

  • Il problema riguarda il mio non riuscire ad accettare l’altro o è qualcosa che deve essere chiarito per il bene dell’azienda?[/styled_list]

Questo dovrebbe aiutarti a comprendere in che percentuale hai bisogno di essere vero e dove risiede realmente il problema. Se sei tu a non riuscire ad accettare l’altro, devi comprendere come fare un passo in avanti e “incontrarlo”, senza far finta che le cose vadano per il verso giusto. Questo processo si chiama accettazione.

Fai un passo avanti se…

Kathleen suggerisce di scegliere l’accettazione per tutti quei problemi che non puoi cambiare direttamente e che dipendono anche dal tuo comportamento. Spesso, lo scontro con gli altri risiede nel non mostrarsi veri. Questo genera scetticismo, mancanza di fiducia, irritazione. Mettere da parte la voglia di dominare la situazione e di sfidare l’altro è un buon passo per stare meglio.

Capire quali sono i punti d’incontro e gli obiettivi comuni è un altro.

Fai un passo indietro se…

Se invece non sei per nulla motivato a “incontrare” le persone che ti circondano a lavoro, perché pensi che quegli obiettivi e quel contesto non ti appartengono o ci sono situazioni che minano la tua autostima e la tua professionalità, forse è il caso di farti delle domande più serie.

Il problema, infatti, non risiede nell’essere autentico o nella spiccata antipatia verso un collega, risiede nella tua insoddisfazione.

A quel punto, dovresti prendere in considerazione l’idea di cambiare lavoro e capire cos’è più importante: arrivare a fine mese con il fegato ingrossato o svegliarti ogni mattina con la voglia di cambiare il mondo.

Giuseppina Ocello

(Fonte Foto: Utente Flickr kennymatic)

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