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La mia idea? La autoproduco!

Chi non si sporca le mani sbaglia, chi fa a ragione». Questo una dei tredici punti in cui si articola il Manifesto di Bre Pettis, che con l’invenzione della stampante 3D low cost ha contribuito all’affermazione dei maker. Creativi e innovatori, mettono la loro inventiva a servizio della realizzazione di un prodotto o un’attività con
La mia idea? La autoproduco! La mia idea? La autoproduco!

Chi non si sporca le mani sbaglia, chi fa a ragione».

Questo una dei tredici punti in cui si articola il Manifesto di Bre Pettis, che con l’invenzione della stampante 3D low cost ha contribuito all’affermazione dei maker. Creativi e innovatori, mettono la loro inventiva a servizio della realizzazione di un prodotto o un’attività con un budget limitato (ne abbiamo parlato qui)

Il vento di rivoluzione partito dall’America è arrivato anche nel nostro Paese. Negli ultimi anni diverse sono le esperienze di chi ha deciso di mettersi in gioco, autoproducendo le proprie idee, e autofinanziandole. Negli ambiti più svariati: tecnologia, food, musica.

Eleonora Ricca, 29 anni, Costantino Bongiorno e Marco Bocola, 32 anni, hanno creato il laboratorio italiano della digital fabrication: ricevono disegni vettoriali dai clienti e li realizzano a costi competitivi con il taglio laser. Il loro business, Vectorealism, lo hanno finanziato grazie ai soldi (50mila euro) che Eleonora ha vinto al quiz L’Eredità.

Titto è una gelateria in cui i clienti possono prepararsi il gelato che desiderano, scegliendo gusti e decorazioni. L’idea è di un gruppo di giovanissimi (età media 25 anni) di cui sono parte imprenditori, creativi e designer bolognesi. Oggi hanno dieci punti vendita tra Emilia, Lombardia e Toscana.

I maker della musica italiana sono senz’altro i Capone&BungBangt che non si limitano ad autoprodurre la loro musica. Ma si fanno da soli anche gli strumenti con barattoli di marmellata, scope, bottiglie:

Grazie alla mia conoscenza degli strumenti di tutto il mondo e dei materiali, ho scoperto che con un tubo elettrico si poteva ricavare un flauto, mentre dalla cazzuola, lo strumento di muratori, era possibile ricavare sonorità nuove».

Questo è un estratto dell’articolo pubblicato da Lucia Ingrosso su Millionaire di giugno 2012.

E tu cosa ne pensi della filosofia dei maker? È una risposta alla crisi?

Redazione

(Fonte immagine utente flickr  jeanbaptisteparis)

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