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Crisi Italia: ottimisti e pessimisti. Da quale parte stare?

“La crisi non è ancora finita, ma siamo sulla buona strada”. Le parole sono di ieri l’altro: a pronunciarle il premier italiano Mario Monti nel corso del vertice Asem. Proviamo ad analizzare questa frase, passando ai fatti, alla vita reale, alla quotidianità degli italiani: Siamo veramente sulla buona strada? Qualcosa ci dice che la gran
Crisi Italia: ottimisti e pessimisti. Da quale parte stare? Crisi Italia: ottimisti e pessimisti. Da quale parte stare?

"La crisi non è ancora finita, ma siamo sulla buona strada”.

Le parole sono di ieri l’altro: a pronunciarle il premier italiano Mario Monti nel corso del vertice Asem.

Proviamo ad analizzare questa frase, passando ai fatti, alla vita reale, alla quotidianità degli italiani:

Siamo veramente sulla buona strada?

Qualcosa ci dice che la gran parte dei 60 milioni di italiani non è d’accordo con il proprio Presidente del Consiglio.  A suggerirlo un  dato, che considera il 2012 un’annata di gran lunga peggiore rispetto a quella precedente: basti pensare che bollette, consumi e Imu (per quei pochi fortunati che possiedono una casa) hanno subito un incremento di 269 euro rispetto a 12 mesi fa.

A un nostro sondaggio (consultalo qui) anche voi lettori di Millionaire Digital Edition vi siete espressi in modo molto chiaro.

In poche parole: “Non siete d’accordo con Monti”.

A suffragare questi dati arriva, puntuale, l’allarme lanciato dall’Unione Europea poche ore fa sulla zona euro e, in particolare, sull’Italia, un Paese “in profonda recessione”.

I numeri sono testimoni di un trend ancor più negativo rispetto a quello prospettato dalla stessa Ue prima dell’estate. Situazione resa più allarmante dal fatto che la crisi, come afferma Mario Draghi, “è arrivata anche in Germania, che finora poteva dirsi immune da alcune difficoltà di altri paesi dell'Eurozona".

Analizziamo tre aspetti in particolare: 

1. Disoccupazione

Un argomento molto sentito dalle giovani generazioni e anche da chi tanto giovane non lo è più.

Il grande esercito dei senza lavoro avrà “forze nuove” fino al 2014. In termini percentuali si passerà dal 10,6% di quest’anno all'11,5% nel 2013, fino all'11,8% nel 2014. Dato preoccupante vista la doppia cifra (raggiunta per la prima volta nell’anno in corso), ma soprattutto, viste le previsioni primaverili della Commissione Europea, purtroppo errate, che parlavano di un tasso inferiore al 10% già dal prossimo anno.

2. Pil

Dovrebbe ritornare con il segno positivo solo nel 2014 (+0,8%). Cosa succederà nel frattempo? Per il 2013 dovrebbe esserci un calo più moderato (-0,5%). Dati, purtroppo, in continua variazione vista la previsione della Commissione Europea dello scorso maggio, anche in questo caso discordante, di un aumento dello 0,4% già dal prossimo anno. In termini “europei”, il Pil dell’eurozona subirà un calo dello 0,4%.

3.  Eurozona

Una crescita molto modesta ci sarà solo nel 2013. Dovrebbe ritornare a girare a ritmo sostenuto soltanto nel 2014. Per la Commissione si avrà una crescita dell'1,4%. Una stima che, visti i riscontri precedenti, non può lasciarci tranquilli.

E voi cosa pensate del quadro che abbiamo tracciato? Rispondete qui al nostro sondaggio per segnalarci la vostra opinione.

Danilo Di Bonito

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