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Spagna: i privati adottano gli studenti disagiati

«I “padrini” adottano una matricola e si occupano di sostenerla nelle spese per gli studi» spiega Adelaida de la Calle, rettore dell’Università di Malaga. La biologa spagnola è alla testa di un’iniziativa che punta a sostenere quei ragazzi (diplomati o laureati) che, vittime della crisi, non possono più permettersi di pagarsi gli studi: in Spagna
Spagna: i privati adottano gli studenti disagiati Spagna: i privati adottano gli studenti disagiati

«I “padrini” adottano una matricola e si occupano di sostenerla nelle spese per gli studi» spiega Adelaida de la Calle, rettore dell’Università di Malaga. La biologa spagnola è alla testa di un’iniziativa che punta a sostenere quei ragazzi (diplomati o laureati) che, vittime della crisi, non possono più permettersi di pagarsi gli studi: in Spagna sono 30mila gli studenti espulsi ogni anno dalle facoltà perché morosi (dati El País ).

L’idea è semplice: si tratta di rendere istituzionale la pratica delle donazioni che i privati destinano alle Università, creando una borsa “ad hoc” che permetta di proseguire gli studi ai ragazzi che non sanno come mantenersi:

L’idea mi è venuta dopo avere saputo che uno dei miei studenti riceveva soldi da un privato, una pensionata. Grazie a lei ha potuto realizzare il sogno di laurearsi» racconta Adelaida alla stampa.

È da quest’esperienza che il rettore di Malaga è partita per incontrare altri rettori delle maggiori università spagnole e fare una proposta al governo:

Vogliamo che privati o imprese con un’importante disponibilità economica adottino delle matricole nell’ottica di garantire un futuro al Paese».

L’iniziativa è stata salutata con favore dalla stampa spagnola:

In fondo si tratta di una pratica, quella delle donazioni a studenti, più diffusa più di quanto immaginiamo. Antonio Banderas, tanto per citare un nome famoso, offre ogni anno fondi alle università americane per aiutare ragazzi con scarse risorse economiche. E molti altri meno famosi lo fanno abitualmente in forma anonima» si legge su El País.

Che ne pensi? È un’iniziativa che andrebbe importata anche nel nostro Paese? Commenta qui.

Redazione

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