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Musei 4.0, quando il digitale fa raddoppiare i ricavi

I tre miliardi di euro di fondi Pnrr potrebbero rappresentare un punto di svolta per l’ecosistema culturale italiano. È quanto emerge dallo studio “Musei pubblici, un patrimonio strategico per il sistema Italia”, presentato al primo “Forum Cultura Italia” organizzato da The European House – Ambrosetti.  Se le risorse venissero spese per investimenti in strumenti e
Musei 4.0, quando il digitale fa raddoppiare i ricavi Musei 4.0, quando il digitale fa raddoppiare i ricavi

I tre miliardi di euro di fondi Pnrr potrebbero rappresentare un punto di svolta per l’ecosistema culturale italiano. È quanto emerge dallo studio “Musei pubblici, un patrimonio strategico per il sistema Italia”, presentato al primo "Forum Cultura Italia" organizzato da The European House – Ambrosetti.  Se le risorse venissero spese per investimenti in strumenti e logiche 4.0, il flusso dei visitatori in gallerie e siti archeologici aumenterebbe almeno del 44%. 

Un potenziale inespresso

Nel 2019, quando ancora i numeri del turismo non era stati falcidiati dalla pandemia, i musei pubblici hanno generato 242,4 milioni di euro in ricavi da ingressi, segnando un incremento annuale del 10,8% rispetto al 2012. 

Tuttavia, questa cifra è equiparabile alla somma di quanto ottenuto nello stesso periodo dai soli primi cinque siti di interesse artistico più visitati in Europa. La distribuzione geografica degli introiti inoltre è altamente concentrata, con l’84% dei proventi concentrato principalmente in tre regioni: Lazio, Campania e Toscana. Numeri che indicano il potenziale ancora inespresso del patrimonio del nostro Paese. La digitalizzazione del comparto genererebbe un effetto moltiplicatore economico e occupazionale tale da tradursi in un indotto di 237 euro per ogni 100 investiti nelle attività culturali e 1,5 posti di lavoro in più per ognuno di quelli creati nel sistema museale. 

Il quadro della situazione

Per raggiungere tali obiettivi il report suggerisce di mettere il visitatore al centro delle politiche di sviluppo attraverso l’ampliamento dell’offerta, prodotti digitali, la costante valutazione della sua soddisfazione, strategie di marketing efficaci e l’acquisizione di competenze innovative. Eppure meno di un terzo dei musei offre video, touch screen, QR Code, WiFi, Neanche un quarto dispone di applicazioni per tablet e smartphone, allestimenti interattivi, ricostruzioni virtuali e realtà aumentata. Circa il 33% dei musei non ha ancora digitalizzato i beni esposti al pubblico, il 37,8% neanche gli archivi. Solo il 37% degli istituti culturali è presente online tramite un proprio sito e appena il 20% offre servizi di biglietteria online.

Cinque idee 

Nello studio trovano spazio cinque proposte per invertire la rotta. Si va dall’inserimento di servizi aggiuntivi (come bookshop, servizi di caffetteria/ristorazione, servizi di visita interattivi, aule didattiche, iniziative educative per bambini) al ripensamento dello spazio fisico a disposizione, dall’introduzione di un sistema di monitoraggio delle performance dei concessionari alla semplificazione dei rapporti tra privati e pubblica amministrazione, passando per l’introduzione di contratti che consentano una migliore capacità di programmazione e una maggiore flessibilità agli operatori privati.

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