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Internet inquina, lo spiega la 2° edizione dell’Osservatorio ESG Big Tech

Per il Global Carbon Project, Internet è il 4° paese al mondo per emissioni di CO2. Tutto questo è dovuto ai combustibili fossili utilizzati per alimentare, server e data center, ma anche al modo in cui i siti web impattano notevolmente sul consumo energetico.     Cinque grandi aziende tecnologiche hanno emesso più CO2e di
Internet inquina, lo spiega la 2° edizione dell’Osservatorio ESG Big Tech Internet inquina, lo spiega la 2° edizione dell’Osservatorio ESG Big Tech

Per il Global Carbon Project, Internet è il 4° paese al mondo per emissioni di CO2. Tutto questo è dovuto ai combustibili fossili utilizzati per alimentare, server e data center, ma anche al modo in cui i siti web impattano notevolmente sul consumo energetico.

 

 

Cinque grandi aziende tecnologiche hanno emesso più CO2e di Belgio e Romania. È quanto emerge dalla 2° edizione dell’Osservatorio ESG Big Tech in cui  Karma Metrix, il primo percorso di sostenibilità digitale scelto dai grandi brand che misura, compara e migliora l’impatto ambientale di un sito web e che ha analizzato i bilanci di sostenibilità pubblicati da Amazon, Google, Apple, Meta e Microsoft negli ultimi quattro anni.

La non sostenibilità del web

Per il Global Carbon Project, Internet è il 4°paese al mondo per emissioni di CO2. Si calcola che una sola e-mail da 1 megabyte, durante il suo il ciclo di vita totale, emetta 20 g di CO2, l’equivalente di una lampada accesa per 25 minuti. In un'ora vengono inviati oltre dodici miliardi di e-mail, che rappresentano oltre 4.000 tonnellate di petrolio. Tutto questo è dovuto ai combustibili fossili utilizzati per alimentare server e data center, ma non solo: anche le modalità con cui vengono realizzati i siti web impattano notevolmente sul consumo energetico. Un sito web infatti produce emissioni sia per le modalità poco efficienti di realizzare pagine web, sia per i combustibili fossili che alimentano data center e dispositivi finali utilizzati dall’utente. Le stesse Big tech, come tante altre aziende, sono corse quindi  ai ripari, adottando azioni finalizzate migliorare la propria sostenibilità e a ridurre l’impronta carbonica. Tra le iniziative più gettonate ci sono l’aumento dell’uso di fonti energetiche rinnovabili, la riduzione delle fonti fossili e la ricerca continua di massima efficienza energetica nei data center.

Il progetto Ambizione Italia di Microsoft e le sfide per la sostenibilità

La multinazionale ha annunciato proprio in questi giorni la prossima disponibilità di una cloud region in Italia. La nuova cloud region è composta da tre data center localizzati in Lombardia e progettati secondo logiche di sostenibilità e circular economy. Sarà in grado di garantire i massimi livelli di sicurezza, privacy e performance, e contribuirà ad accelerare la transizione digitale di imprese e pubbliche amministrazioni del territorio. La  region data center fa parte di

Ambizione Italia, il più ampio piano di investimenti di Microsoft nel nostro Paese, pari a 1,5 miliardi di dollari in cinque anni annunciato nel 2020. Progetti realizzati secondo i criteri di sostenibilità. Microsoft infatti ha dichiarato che entro il 2030 sarà carbon negative ed entro il 2050 eliminerà dall’ambiente tutte le emissioni di carbonio che l’azienda ha emesso direttamente o tramite il consumo elettrico dalla sua fondazione nel 1975, comprese le attività dei data center. Grazie a tecniche moderne e innovative, inoltre, sta riducendo l’uso dell’acqua di raffreddamento nei suoi data center e stima che userà acqua per raffreddare il data center italiano per meno del 5% dei giorni dell’anno.

 

Le idee innovative e sostenibilità di startup e PMI

Un sistema di cloud storage decentralizzato e sostenibile. È il progetto di

Cubbit che con il suo Cubbit Cell, offre un dispositivo che si collega alla rete elettrica e alla rete internet e permette di condividere lo spazio di archiviazione con altri utenti. In questo modo, si riduce il consumo energetico e le emissioni di CO2 rispetto ai tradizionali data center. Mentre Ecosia è il motore di ricerca, alternativo a Google, che utilizza l'80% dei suoi profitti per piantare alberi nelle zone del mondo dove ce n'è più bisogno. Nasce in Germania nel 2009 da un’idea di Christian Kroll. Le foreste piantate dagli utenti di Ecosia hanno permesso di contribuire a mitigare i cambiamenti climatici, salvare animali a rischio estinzione, riqualificare suoli impoveriti e migliorare le vite delle comunità locali.

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