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Houston: la nuova destinazione per le imprese innovative

È il 2° Stato più grande degli Stati Uniti dopo l’Alaska e sta nell’esatto centro del continente americano e forse del mondo. Nel 2019 è stata la 2° economia a crescere di più e dalla California, in un decennio (2010-2020), sono arrivate 700 mila persone. E a trasferirsi, sempre di più sono anche le aziende, oltre
Houston: la nuova destinazione per le imprese innovative Houston: la nuova destinazione per le imprese innovative

È il 2° Stato più grande degli Stati Uniti dopo l’Alaska e sta nell’esatto centro del continente americano e forse del mondo. Nel 2019 è stata la 2° economia a crescere di più e dalla California, in un decennio (2010-2020), sono arrivate 700 mila persone. E a trasferirsi, sempre di più sono anche le aziende, oltre alle storiche Dell, Hp, Indeed. Vi portiamo ad esplorare le opportunità e i settori di punta della ricca nazione del Sud con due italiani che ci hanno messo business e radici.

Salvatore Grignano è il trade analyst dell’ICE, l’Agenzia per la promozione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che ha aperto nel 2016 a Houston il 5° ufficio negli States (dopo New York, Chicago, Los Angeles e Miami). Grignano in Texas ci arriva già nel 2011 e le sue competenze in ingegneria gestionale e meccanica trovano subito riscontro nel mercato del lavoro texano. 

«L’innovazione qui è trasversale. Tutto è partito dalla capitale Austin, città universitaria chiamata dagli stessi texani weird, a lungo tempo considerata la California del Texas. Specializzata soprattutto nel software, è la cosiddetta Sil-icon Hill. Con gli anni si sono aggiunte altre piazze: Houston, Dallas, San Antonio. Ognuna di queste ha creato un ecosistema che è in grado di interagire con tutti gli altri. Perché l’importante è arrivare in Texas». I settori di punta? Energia, aerospazio e biomedicina. 

Salvatore Grignano, trade analyst ICE

«Il Texas è il più grosso produttore di energia eolica e il 2° di energia solare, mentre Houston ha il centro medico più grande degli Stati Uniti, un agglomerato di 15 ospedali con centri di innovazione e ricerca. E inoltre il porto più grande per traffico di merci. Aggiungi a questi fattori un ottimo fuso orario e grandi opportunità con costi più bassi». Il Texas, assicura Grignano, «è pro-business. Le tasse e le regolamentazioni sono relativamente basse. Negli ultimi anni il settore aerospaziale è esploso e si stanno sviluppando nuove tecnologie. Il mio consiglio è questo: non guardate solo alla Silicon Valley e a New York, esplorate il Texas ma anche Miami e Atlanta: sono posti dove c’è abbondanza di capitale ma ancora pochi talenti. Perché mettersi nella fila sanguinosa di San Francisco? Il Texas è un acquario più piccolo con tanti pesci grossi. E poi sono tante le imprese italiane che hanno aperto la loro sede qui, altre hanno fatto exit. Da Saipem a Magni, Forgital e Roboze». 

Di quest’ultima ne parliamo con il CEO di Roboze, Alessio Lorusso, 32 anni, pugliese. L’azienda, lanciata nel 2013 con tutti i suoi risparmi, sviluppa stampanti 3D e software per materiali industriali. I clienti sono Siemens, Ducati, Yamaha, Leonardo, i prodotti finiscono negli elicotteri e nelle macchine di Formula 1. Sono 120 i dipendenti tra Bari, dove c’è lo sviluppo della tecnologia di produzione, e Houston, con l’ufficio di vendite globali. Lorusso impara i principi della meccanica nell’officina di elettrauto del padre. A 17 anni è un nerd di robotica abbonato alla storica rivista americana Make magazine: tra le pagine «vidi una stampante 3D, fu un’illuminazione. Ho iniziato a costruirne una, ci son voluti 2 anni tra aggeggi presi da eBay e l’officina paterna. Poi ne ho capito le potenzialità e il limite (la precisione di stampa). Le stampanti si muovevano grazie a cinghie in gomma, io ho cambiato il modo in cui quella tecnologia funzionava. A 23 anni ho depositato il 1° brevetto». 

Alessio Lorusso, CEO di Roboze

Nel 2017 Roboze è una startup che lui guida con altre sei persone in uno scantinato di Bari. La svolta avviene con la richiesta di General Electric: «Volevano comprare una nostra macchina, sono andato io personalmente a installarla, è stata la conferma che la nostra tecnologia funzionava. Da lì ho capito che l’America era il posto dove essere presenti». Nel 2018 fonda la Roboze inc. prima a New York, poi, 15 giorni prima dell’epidemia, si trasferisce in Texas. Il motivo? «Abbiamo avuto una fortissima richiesta dal mondo energetico e aerospaziale. Sono convinto che Houston diventerà l’epicentro globale del deep tech e dell’energia del futuro, oltreché essere un centro logistico fondamentale. Per cui dovrebbe attrarre le aziende italiane che esportano e sviluppano i prodotti nei tre settori magici». 

Uno dei primi investitori di Roboze è stato Federico Faggin. «Con lui ho avuto un incontro curioso, è successo a Matera 3 anni fa durante un evento dedicato ad Adriano Olivetti. Ci siamo conosciuti, abbiamo pranzato insieme. Oggi è un mentore». A Bari c’è anche lo stabilimento produttivo, e a breve le sedi diventeranno tre. L’età media dei dipendenti è di 32 anni, «molti sono cervelli di rientro. L’unione tra la formazione accademica e il saper fare italiano, condita con l’esperienza lavorativa internazionale ha creato figure tecniche estremamente competenti, noi li chiamiamo ingegneri totali. Il nostro team di risorse umane sta reclutando dall’estero scienziati e ingegneri specializzati in scienza dei materiali, chimica, elettronica, robotica e fisica».

Articolo pubblicato su Millionaire giugno 2023

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