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Stefano, 32 anni, realizza il sogno di diventare regista

Quanti sono gli aspiranti registi che sognano di dirigere un film di successo, ma poi restano al palo? Quanti hanno nel cassetto la sceneggiatura della vita, ma poi quel cassetto non lo aprono mai? E poi ci sono quelli che il loro grande sogno nel mondo del cinema lo realizzano davvero. Scrivono una storia, realizzano
Stefano, 32 anni, realizza il sogno di diventare regista Stefano, 32 anni, realizza il sogno di diventare regista

Quanti sono gli aspiranti registi che sognano di dirigere un film di successo, ma poi restano al palo? Quanti hanno nel cassetto la sceneggiatura della vita, ma poi quel cassetto non lo aprono mai? E poi ci sono quelli che il loro grande sogno nel mondo del cinema lo realizzano davvero. Scrivono una storia, realizzano una sceneggiatura, trovano un produttore e dirigono il loro film.

Uno di loro è Stefano Lodovichi, 32 anni, toscano di Grosseto.

«Mi sono laureato in critica del cinema, ma ho cominciato a lavorare sui set già a 17 anni. L’ho fatto in tutti i reparti – costumi, produzione, scenografia – partendo dal gradino più basso. Ero l’ultima ruota del carro, ma sono stato fianco a fianco anche con premi Oscar. Lavorare sul campo è fondamentale: solo così capisci come funzionano veramente le cose su un set. E’ un lavoro molto difficile: non si può improvvisare».

Stefano diventa assistente alla regia e poi regista. Crescono oneri e responsabilità, ma anche le chance di portare nelle sale il “suo” film. Dopo video, corti e spot dirige “Aquadro”, il suo primo film di finzione. Ma la grande occasione arriva solo quest’anno. Ed è rappresentata da “In fondo al bosco”, un noir cupissimo ambientato in montagna, interpretato da Filippo Nigro.

«Con gli altri sceneggiatori ci lavoravo da quattro anni. Nel frattempo, altri progetti si erano in stand by. Uno dei segreti è questo: portare avanti tante sceneggiature in parallelo: prima o poi con una farai centro. “In fondo al bosco” partiva da una grande storia. Ma non basta avere una grande storia: bisogna anche saperla raccontare. E’ così che ho convinto Sky e Onemore Pictures a produrla. Ci sono riuscito perché ero il primo a crederci sul serio».

Ora che il film è nelle sale, il giudizio spetta al pubblico. Ma Stefano guarda già oltre. «Non ho in mente un percorso. Non penso di dovermi dedicare a un genere solo. Realizzo, da regista, i film che vorrei vedere da spettatore» conclude.

Lucia Ingrosso

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