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Scompare Krizia: partita da zero crea un brand internazionale

Oggi la notizia della sua scomparsa e con lei viene a mancare una delle storie più belle di imprenditoria nel nostro Paese. Quella di Maria Mandelli, in arte Krizia, che  ha saputo creare un impero da zero. Nasce a Bergamo nel 1925 a Bergamo ed è appassionata di moda fin da giovanissima. Il suo futuro
Scompare Krizia: partita da zero crea un brand internazionale Scompare Krizia: partita da zero crea un brand internazionale

Oggi la notizia della sua scomparsa e con lei viene a mancare una delle storie più belle di imprenditoria nel nostro Paese. Quella di Maria Mandelli, in arte Krizia, che  ha saputo creare un impero da zero.

Nasce a Bergamo nel 1925 a Bergamo ed è appassionata di moda fin da giovanissima. Il suo futuro sembra lontano però dalle passerelle: dopo gli studi in Svizzera diventa maestra elementare. Eppure la passione è troppo forte: sa tagliare, cucire e ideare capi di abbigliamento, il suo talento la spinge ad aprire un piccolo laboratorio: siamo a Milano, quando con la sua amica, Flora Danci, inizia a produrre gonne e vestiti: «La mia è una moda duttile, che si adegua al quotidiano e alla cultura in evoluzione, perché incoraggia le donne ad essere attive, dinamiche, aggiornate, sempre al passo coi tempi e con quanto accade intorno a loro, cercando un’eleganza fatta anche di sense of humour e di autoironia» è una sua celebre dichiarazione.

Le prime esposizioni risalgono al 1957. I suoi abiti-frutta vengono presentati al SAMIA (Salone mercato internazionale dell’abbigliamento). Si fa notare da compratori americani e Elsa Robiola, giornalista di moda che inizia a segnalar le sue idee.

I primi grandi successi 10 anni dopo: espone a Firenze al Palazzo Pitti e ottiene il premio “Critica della Moda”. È la prima volta nella storia che viene assegnato a una donna. I premi e riconoscimenti ottenuti le danno l’opportunità di creare le basi del suoi impero: nasce Kriziamaglia e spazi produttivi a Sesto Ulteriano.

Intanto la sua moda si arricchisce di materiali insoliti: gomma, sughero, anguilla. La stampa americana le assegna il soprannome “Crazy Krizia”: «L’abito continuerà ad essere il modo più immediato e più vicino alla nostra pelle che abbiamo a disposizione per esprimerci, per presentarci al mondo, per parlare di noi stessi, per far conoscere le nostre scelte, la nostra appartenenza o la nostra simpatia per un gruppo, un’etnia, una categoria, un modo di essere, di vivere, di pensare».

Nel 1986 viene nominata commendatore della Repubblica italiana: è in buona compagnia con colleghi come Giorgio Armani, Gianfranco Ferré, Gianni Versace.

Poi è la volta dei grandi riconoscimenti internazionali: la New York University le apre, prima volta che accade per una fashion designer, la Grey Art Gallery per presentare le sue esposizioni (nel 1999). Due anni dopo il Museo d’Arte Contemporanea di Tokyo, ospita una sua mostra dove racconta il lavoro di quasi mezzo secolo.

Nel 2014 il ritiro: cede il marchi Krizia alla cinese Shenzen Marisfrolg Fashion Co. Ltd., e alla sua proprietaria, Zhu Chongyun, divenuta anche nuovo direttore creativo della casa di moda milanese. La cifra dell’affare: 35 milioni di dollari. Tuttavia il marchio mantiene le sue radici: design, progettazione e sviluppo restano in Italia.

«Non mi sono mai messa a tavolino con i rappresentanti dell’ufficio marketing a studiare piani di produzione a lungo o a breve termine. Mi sembra un’offesa alla libertà del gusto, alla creatività, all’invenzione.La programmazione aziendale è una bella cosa, la moda è un’altra, io agisco per istinto».

Redazione

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