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"Puntiamo sui giovani per generare idee rivoluzionarie"

Durante le vacanze estive, preparando una delle puntate del mio podcast (F***ing Genius, Storielibere.fm) ho letto e studiato diverse biografie di Bill Gates. Proprio mentre ero immerso in una di queste letture, ho scoperto una frase dell’informatico, imprenditore e filantropo statunitense che mi ha fatto tornare a galla un messaggio che qualche anno fa usavo
"Puntiamo sui giovani per generare idee rivoluzionarie" "Puntiamo sui giovani per generare idee rivoluzionarie"

Durante le vacanze estive, preparando una delle puntate del mio podcast (F***ing Genius, Storielibere.fm) ho letto e studiato diverse biografie di Bill Gates. Proprio mentre ero immerso in una di queste letture, ho scoperto una frase dell’informatico, imprenditore e filantropo statunitense che mi ha fatto tornare a galla un messaggio che qualche anno fa usavo con forza e che ritiro fuori con piacere in queste pagine. È un messaggio che mi sembra particolarmente affine al mondo delle startup e dell’innovazione che questa rivista promuove e racconta.

Prima di tutto riporto qui la frase del fondatore di Microsoft, per poi passare a commentarla:

“Il grande vantaggio della giovinezza è la conoscenza parziale. Quando non si hanno più idee valide, si è portati a stabilire analogie stravaganti, per riempire il vuoto. I giovani sono quindi maggiormente predisposti a far emergere nuove idee”.

Proprio così, la storia della tecnologia e la storia della scienza, ambiti a me cari e che studio ormai da 25 anni, dimostrano che le grandi rivoluzioni, le grandi idee, i grandi cambiamenti culturali sono stati fatti dai giovani, uomini e donne di età compresa tra 18 e 25 anni.

Gli esempi: da Albert Einstein a Steve Jobs

Giusto per fare un esempio: Steve Jobs e Bill Gates avevano 20 anni quando hanno fondato le loro aziende, Apple e Microsoft. Albert Einstein aveva 25 anni quando, nel 1905 (annus mirabilis) ha pubblicato i 3 articoli più rivoluzionari della storia della scienza. Sergey Brin e Larry Page erano dottorandi all’università quando hanno fondato Google. E lo stesso si può dire per Rita Levi Montalcini, Marie Curie, Elon Musk, Charles Darwin e molti altri scienziati e tecnici della storia. Per parafrasare Bill Gates, tutti questi giovani ragazzi con le loro “stravaganti analogie” hanno fondato interi nuovi mondi, ridisegnando la traiettoria della nostra specie.

Insomma, la storia mi dimostra che se si vuole attivare grandi cambiamenti culturali, fare grandi e piccole innovazioni nelle nostre aziende o nei nostri mercati, si deve puntare sui giovani.

Durante eventi pubblici e privati, ho più volte provato a stimolare la classe dirigenziale e imprenditoriale del nostro Paese proprio su questo tema: puntare sui giovani. Non sempre il mio messaggio è stato accolto con calore dalle platee. Molti senior manager o professionisti hanno spesso provato a ribattere e confutare la mia tesi, cercando di dimostrare che anche loro erano in grado di essere innovativi.

Si badi bene, chi scrive queste righe con convinzione ha ben 48 anni. E certo non crede di essere spacciato o di non poter portare nuove idee e buona progettazione. Eppure mi rendo conto che l’incredibile energia progettuale dei più giovani non viene fatta fruttare, con conseguenti perdite per lo sviluppo scientifico e tecnologico del nostro Paese.

Attenzione però, essere giovane è condizione necessaria ma non sufficiente. Si deve studiare, impegnarsi ed essere pronti a fare fatica. Per fare meglio, studiare materie STEM, buttarsi nei progetti imprenditoriali, nelle startup, fin dagli anni dell’università: è quello il momento migliore per generare le idee più rivoluzionarie.

Tratto da Millionaire di ottobre 2021. 

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