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Per chi pensa che gli manchi qualcosa...

Chi avrebbe bisogno di soldi, chi di conoscenze, chi di competenze, spinte aiuti… Sono tanti a giustificarsi spesso con quel che gli manca per realizzarsi nella vita. Tuttavia, esistono sempre dimostrazioni in ogni campo di persone a cui manca davvero qualcosa che riescono, malgrado tutto, ad inseguire i loro sogni.  A testimoniarlo la storia di Gabriel che
Per chi pensa che gli manchi qualcosa... Per chi pensa che gli manchi qualcosa...

Chi avrebbe bisogno di soldi, chi di conoscenze, chi di competenze, spinte aiuti… Sono tanti a giustificarsi spesso con quel che gli manca per realizzarsi nella vita. Tuttavia, esistono sempre dimostrazioni in ogni campo di persone a cui manca davvero qualcosa che riescono, malgrado tutto, ad inseguire i loro sogni. 

A testimoniarlo

la storia di Gabriel che vi raccontiamo…

«Niente è impossibile».

Questo lo slogan che chiudeva lo spot di una celebre marca di abbigliamento sportivo con protagonista il fuoriclasse del Barcellona, Lionel Messi.

Come molti sanno l’asso della squadra blaugrana, vincitore per ben tre volte del

pallone d’oro come miglior calciatore, soffriva da bambino di una grave disfunzione ormonale che gli impediva di crescere allo stesso passo dei suoi coetanei.

Tra tante squadre che lo scartarono ai provini, tra cui anche il Como dell’allora presidente Enrico Preziosi, solo il

Barcellona credette nel bambino al punto da investire cifre considerevoli per delle cure ormonali.

E poi sappiamo tutti Messi cosa è diventato: il più grande giocatore del mondo, e soprattutto l’idolo di tanti bambini che sognano di essere come lui.

Tra questi c’è Gabriel, un ragazzino brasiliano di undici anni. Gabriel ha tutto per giocare a calcio ad alti livelli: dribbling, corsa, intuito, coraggio. A differenza di Messi non ha problemi di altezza: è alto quanto i ragazzini della sua età.

Eppure c’è un ostacolo ancora più grande che si frappone tra lui e il suo sogno di giocare a calcio: a causa di una grave malformazione, Gabriel è nato senza i piedi.

Ma Gabriel è bravo, davvero bravo. Ha talento, quello magico che già si intravedeva in ragazzi che hanno poi fatto la storia del calcio mondiale: Maradona, Platini, Baggio.

Talmente bravo che una

rivista brasiliana di sport si interessa alla sua storia, dedicandogli un reportage.

Da allora il suo caso comincia ad avere un’eco internazionale e la

fabbrica dei sogni, la cantera del Barcellona, il settore giovanile calcistico migliore del pianeta, si interessa a lui e gli propone una grande occasione . Una di quelle che ogni bambino che gioca a calcio vorrebbe avere nella sua vita:

partecipare ad un campus, il Barcellona Camp, per una settimana di allenamento con i migliori allenatori giovanili al mondo.

Gabriel accetta e partecipa all’

evento insieme ad altri novanta bambini .



Come si vede dalle

immagini , durante le partite con i piccoli compagni, Gabriel dimostra subito di saperci fare: dribbling, corsa, recupero della palla, assist e tanti gol. La sua abilità sorprende gli allenatori del campus. Non ho mai visto nulla di simile. Nonostante la mancanza dei piedi, Gabriel ha una coordinazione eccezionale – dichiara il fisioterapista del Barcellona Camp, Mauricio Soares.

Ancora più belle le parole di

Joaquim Estrada, uno dei coordinatori del campus:

È evidente che ha qualità per giocare a calcio. Se continuerà ad allenarsi e a lavorare sodo potrà diventare un calciatore come qualsiasi altro bambino».

A Gabriel insomma mancano i piedi, per davvero. Eppure riesce a giocare a calcio, e bene anche.

Al di là di come andrà la sua

carriera da calciatore, non gli mancherà mai, per certo, la forza di camminare, muoversi liberamente, o meglio… normalmente.

È proprio di fronte fronte a

storie come questa che sarebbe giusto che ognuno di noi si chiedesse:

Ma a me....cosa manca per riuscire???

Giancarlo Donadio

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