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Nuovo algoritmo che permette al Governo di localizzare le piscine abusive

In Francia, Google e Capgemini al servizio del Fisco con un’AI pensata per interventi edilizi non dichiarati Individuare agevolmente tutti gli evasori fiscali è il sogno dell’Agenzia delle entrate di qualunque paese. Al momento, la Francia è la nazione che più si avvicina a trasformare in realtà questo sogno e, a dirla tutta, anche in
Nuovo algoritmo che permette al Governo di localizzare le piscine abusive Nuovo algoritmo che permette al Governo di localizzare le piscine abusive

In Francia, Google e Capgemini al servizio del Fisco con un’AI pensata per interventi edilizi non dichiarati

Individuare agevolmente tutti gli evasori fiscali è il sogno dell’Agenzia delle entrate di qualunque paese. Al momento, la Francia è la nazione che più si avvicina a trasformare in realtà questo sogno e, a dirla tutta, anche in modo piuttosto creativo.

Pare, infatti, che due grandi realtà del mondo IT, Google e la francesissima Capgemini, abbiano messo a punto un algoritmo in grado di rilevare le piscine abusive di abitazioni o strutture ricettive private. Come? È semplice: basta incrociare le immagini aree di porzioni del territorio francese con i relativi dati catastali disponibili. Le incongruenze che emergono diventano, a questo punto, oggetto di tassazione.

In Francia, infatti, le tasse sugli immobili sono calcolate in base al valore totale della proprietà: il mancato pagamento d’imposta su una piscina non dichiarato, quindi, costituisce un danno erariale allo Stato. Specie se, come riporta un analista del Guardian, 30 mq di piscina equivalgono a 200 euro in meno per la Francia.

Oltre 10 milioni di euro recuperati

Così, lo scorso anno, 9 tra regioni e dipartimenti francesi hanno adottato l’algoritmo sviluppato da Google Capgemini: intuitile dirlo, i risultati sono stati rapidi e sorprendenti. Le piscine abusive identificate nel giro di pochi mesi sono oltre 20.365: data la stima di cui sopra, quindi, l’ammontare recuperato dal fisco ha superato 10 milioni di euro.

Una bella rogna per i furbetti che speravano di eludere qualche tributo in più. E non è ancora finita. Per loro sfortuna, le autorità competenti non solo hanno intenzione di estendere l’utilizzo dell’applicativo a tutto il Paese, ma vorrebbero pure estenderne il raggio d’azione.

Oltre alle piscine, nel mirino dell’AI finiranno anche altri fabbricati edilizi non dichiarati, come le verande. «Stiamo prendendo di mira le estensioni delle case, in particolare le verande, ma dobbiamo essere sicuri che il software sia in grado di trovare edifici con un’estensione ampia e non il canile o la casetta per bambini» sono state le parole in merito di Antoine Magnant, vicedirettore generale delle finanze pubbliche francesi.

Miglioramenti e possibili sviluppi futuri

Al momento, la strada è ancora lunga: il software, infatti, registra un margine di errore pari al 30% e non è certo poco. Tra gli errori più comuni, il mancato rilevamento di piscine esposte a zone d’ombra o parzialmente coperte da vegetazione e, per converso, l’attribuzione dello status di piscina ad alcuni pannelli solari.

Il software, non a caso, è ancora alla fase 2 di sviluppo: numerose sono le implementazioni e le correzioni cui Google e Capgemini faranno fronte nell’immediato futuro. L’obiettivo delle autorità competenti, per il momento, resta quello di collezionare una cifra stimata intorno a 40 milioni di euro di tasse con riferimento alle sole piscine nell’arco di tutto il 2023.

Una cifra che può tendere solo a salire quando l’algoritmo inizierà a operare a pieno regime nella ricerca di qualsiasi estensione edilizia o immobiliare presumibilmente irregolare.

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