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Morto l’imprenditore Joseph Nissim, re dei marchi, da Rio Mare a Simmenthal

«Continuo a lavorare a 100 anni perché faccio il mestiere più bello del mondo: invento prodotti, li comunico con la pubblicità e convinco le persone a comprarli». La frase pronunciata da Joseph Nissim, il fondatore di Bolton Group morto ieri a Milano, rivela la grande energia dell’imprenditore. In 70 anni di attività, Nissim ha creato
Morto l’imprenditore Joseph Nissim, re dei marchi, da Rio Mare a Simmenthal Morto l’imprenditore Joseph Nissim, re dei marchi, da Rio Mare a Simmenthal

«Continuo a lavorare a 100 anni perché faccio il mestiere più bello del mondo: invento prodotti, li comunico con la pubblicità e convinco le persone a comprarli». La frase pronunciata da Joseph Nissim, il fondatore di Bolton Group morto ieri a Milano, rivela la grande energia dell’imprenditore. In 70 anni di attività, Nissim ha creato una multinazionale che produce e commercializza prodotti di largo consumo in 139 Paesi, brand noti come Rio Mare, Simmenthal, Borotalco, Omino Bianco.

Da Salonicco a Milano

Nato in Grecia il 22 febbraio del 1919, Joseph Nissim, ebreo, scappò alla persecuzione nazista arruolandosi con l’esercito britannico, prima dell’arrivo dei tedeschi. Dopo la fine della guerra, nel 1947, si stabilì a Milano, dove avviò un’attività di import-export. Iniziò con il tonno Rio Mare. Con gli anni ampliò il portafoglio e, grazie alle sue abilità nel marketing, rese noti nel mondo oltre 50 marchi, molti prodotti alimentari, ma anche adesivi, articoli per la cura della casa e della persona. Oggi il gruppo ha superato i 2 miliardi di fatturato e dà lavoro a oltre 5000 persone in 45 uffici e 12 stabilimenti.

«Lo chiamavano il “signore grandi firme“, il re del largo consumo per la sua passione per i brand e “i prodotti di prima necessità, quelli di cui tutti hanno bisogno”» si legge nell'articolo pubblicato ieri sul sito della comunità ebraica di Milano. «Ma quella di Joe Nissim non è solo una storia di successo. È l’avventura lunga un secolo di un uomo schivo, innamorato del low profile e della way of thinking anglosassone, un talento imprenditoriale unico e outstanding, in una Italia del Dopoguerra che ancora non sapeva cosa fosse l’imprenditoria e la cultura d’azienda».

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