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Dal marchio “Steve Jobs” ai videogiochi: un team di Napoli lancia un horror game sul virus

Due anni fa avevano fatto parlare di sé in Italia e all’estero per il marchio “Steve Jobs” e una lunga disputa con il colosso di Cupertino Apple. Oggi i due fratelli napoletani Vincenzo e Giacomo Barbato debuttano nel mercato dei videogiochi con Follia Dear Father. Un’idea nata nel 2017 che però sembra attualissima adesso. Il
Dal marchio “Steve Jobs” ai videogiochi: un team di Napoli lancia un horror game sul virus Dal marchio “Steve Jobs” ai videogiochi: un team di Napoli lancia un horror game sul virus

Due anni fa avevano fatto parlare di sé in Italia e all’estero per il marchio “Steve Jobs” e una lunga disputa con il colosso di Cupertino Apple. Oggi i due fratelli napoletani Vincenzo e Giacomo Barbato debuttano nel mercato dei videogiochi con Follia Dear Father. Un’idea nata nel 2017 che però sembra attualissima adesso. Il protagonista del gioco è un adolescente che si trova a combattere un virus, tra laboratori di ricerca, nemici e uno scenario complottista. L’horror game sarà disponibile dal 30 aprile su piattaforme come Steam, PlayStation, Xbox, anche in versione VR.

La storia dei fratelli Barbato inizia nel 2012, quando i due decidono di produrre abbigliamento e accessori con il brand “Steve Jobs”. Registrano il marchio in Europa. Apple si oppone, facendo leva soprattutto sulla “J” del logo che sembra morsicata come la mela di Cupertino. Ma, nel 2017, l'ufficio dell'Unione Europea per la proprietà intellettuale dà ragione ai due ragazzi.

Dopo quella notizia, rimbalzata anche sui media di oltreoceano, i fratelli cercano nuove idee da sviluppare. «Siamo stati contattati da due ragazzi. Si sono presentati con un foglio a quadretti con la lista delle cose che avevano bisogno per sviluppare l’idea. Così abbiamo creato la società Real Game Machine per produrre il videogioco».

Mirko Scarici, 24 anni, e Alfonso Prota, 23, hanno fatto tutto da soli, in una veranda alla periferia di Napoli. Compagni al liceo, già tra i banchi di scuola si appassionano alla programmazione. «Siamo autodidatti» raccontano. «Ci siamo fiondati su manuali di game design, giocando tanto e ispirandoci al cinema». Mirko si è occupato di sceneggiatura, ambientazione e concept, Alfonso di codici, animazione e suoni. I Barbato, che hanno investito nel progetto, li definiscono «folli e affamati» citando le celebri parole di Jobs.

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