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L'Italia dice 'no' alla coltivazione di cannabis 'light'.

Con un intervento ‘notturno’ il Governo ha approvato un decreto legge sulla sicurezza  e ha introdotto una stretta significativa sulla cannabis light. In pratica si dispone il ritorno all’equiparazione della cannabis light, ovvero quella con quantità di Thc (la sostanza psicotropa per eccellenza della canapa) inferiore allo 0,2% e oggi venduta nei negozi commerciali, alla cannabis
L'Italia dice 'no' alla coltivazione di cannabis 'light'. L'Italia dice 'no' alla coltivazione di cannabis 'light'.

Con un intervento 'notturno' il Governo ha approvato un decreto legge sulla sicurezza  e ha introdotto una stretta significativa sulla cannabis light.

In pratica si dispone il ritorno all'equiparazione della cannabis light, ovvero quella con quantità di Thc (la sostanza psicotropa per eccellenza della canapa) inferiore allo 0,2% e oggi venduta nei negozi commerciali, alla cannabis "normale". Questa, illegale, rientra tra le sostanze stupefacenti dell'apposito Testo Unico.

Dopo le sentenze della Cassazione in materia, il governo interviene dunque sulla filiera della produzione e vendita della cannabis light. Lo scopo è modificare la legge del 2016 sulle disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. Legge che negli ultimi anni ha consentito in Italia la coltivazione della canapa ad uso industriale.

Questo provvedimento, approvato dalle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, ha suscitato ampie polemiche, soprattutto da parte delle opposizioni e degli operatori del settore.

Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha espresso preoccupazione per le conseguenze economiche e occupazionali di questa misura. Secondo Magi, il settore della cannabis light impiega migliaia di lavoratori e genera un fatturato significativo. La nuova normativa, che vieta la coltivazione, vendita e distribuzione delle infiorescenze di cannabis light anche con THC inferiore allo 0,2%, potrebbe spingere molte attività nella clandestinità, favorendo il mercato nero.

Le circa 3mila imprese del settore hanno espresso la propria preoccupazione: con la norma non si potrebbe più vendere alcun prodotto derivato dalla pianta di canapa, a prescindere dal suo effetto sul corpo umano.

Il settore, che sottolinea come questi prodotti non siano psicotropi e abbiano un contenuto molto ridotto o pari a zero della sostanza drogante Thc, fattura circa 150 milioni di euro l'anno e occuperebbe, secondo delle stime piuttosto 'ampie' circa 10 mila addetti (e qui i conti, a dire il vero, tornano poco).

Il governo sostiene che la misura è necessaria per uniformare la legislazione e contrastare l'uso improprio della cannabis, nonostante le critiche che vedono in questa scelta un pregiudizio verso la canapa industriale e i suoi derivati, privi di effetti psicotropi..

In base al decreto ogni derivato prodotto dalla pianta della canapa viene vietato. Quindi si va dai prodotti alimentari con "cannabis light" quali semi, pasta e pane, fino a oli, creme e liquidi per sigarette elettroniche. Insomma ci sarebbe uno stop a commercio, lavorazione ed esportazione di foglie, infiorescenze, oli, resine e tutto ciò che contiene sostanze tratte da questa pianta.  Questo comporterebbbe la chiusura degli  attuali negozi del settore, mentre le tabaccherie non potrebbero più vendere questa tipologia di prodotto.

In attesa di regolamenti attuativi e di ulteriori informazioni è chiaro che il settore andrà incontro ad una forte regolamentazione e conversione di tutta la filiera.

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