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«La mia laurea al Politecnico ai tempi del Coronavirus: in giacca e cravatta nel salotto di casa»

«Stanotte non ho dormito, ero molto emozionato. Anche se a distanza era comunque la mia laurea in Ingegneria. La fine di un percorso molto impegnativo e il punto di partenza di nuove avventure». Eccolo uno dei primi laureati online del Politecnico di Milano. Si chiama Francesco, è in giacca e cravatta, senza scarpe, nel suo
«La mia laurea al Politecnico ai tempi del Coronavirus: in giacca e cravatta nel salotto di casa» «La mia laurea al Politecnico ai tempi del Coronavirus: in giacca e cravatta nel salotto di casa»

«Stanotte non ho dormito, ero molto emozionato. Anche se a distanza era comunque la mia laurea in Ingegneria. La fine di un percorso molto impegnativo e il punto di partenza di nuove avventure». Eccolo uno dei primi laureati online del Politecnico di Milano. Si chiama Francesco, è in giacca e cravatta, senza scarpe, nel suo salotto di casa. Sono le 8,45. Tutti i laureandi del Politenico (1200 ragazzi divisi in più aule virtuali) e la commissione dei docenti sono su Microsoft Teams, un sofware utilizzato per conferenze e lezioni. Si accede con un link, si seleziona l’account principale e si parte.

C’è qualche problema tecnico, i microfoni non funzionano, vengono fatte diverse prove. La sessione di laurea viene sospesa per 10 minuti. Poi si riprende: «Disattivate i microfoni. Accendete i microfoni». Si sentono i commenti dei prof, quelli dei tecnici: «Siamo ingegneri e risolviamo problemi».

Si ricomincia. Francesco, 22 anni, Ingegneria gestionale, laurea triennale, percorso propedeutico, come tesi porta un lavoro di gruppo che simula la gestione di un’azienda in un trimestre. Hanno già valutato il lavoro, oggi c’è solo la proclamazione. Rimbombano nomi, cognomi, voti. 89, 83, 88, 76, 103. E poi il discorso (bellissimo) della prof Angela Tumino, delegata del rettore: «Congratulazioni ragazzi. Avete raggiunto un traguardo importante. Siamo consapevoli del valore di una cerimonia nel giorno della laurea. Ma sarà nostra cura organizzare un Graduation Day, una cerimonia per tutti voi e per le vostre famiglie non appena sarà possibile. Anche se oggi abbiamo vissuto questo giorno in modo particolare e con difficoltà tecniche, rimane un giorno importante. Non solo per il pezzo di carta che avete conquistato. Siate orgogliosi del vostro traguardo al Politecnico che ieri si è confermata la prima università italiana e nella top 20 mondiale in architettura, design e ingegneria (fonte: QS World University Rankings by Subject 2020, ndr)».

«Siate orgogliosi, ma al tempo stesso umili. Non trasformate il vostro orgoglio in supponenza. Continuate a studiare e confrontarvi con chi arriva da settori diversi, perché è dal confronto che si impara. L’augurio è che riusciate a capire cosa vi appassiona e possiate mettere a punto quello che avete studiato».

Francesco è serio, sorride, ascolta con attenzione (non sa se i suoi professori lo vedono). E solo dopo 10 minuti, raggiunto al telefono, racconta:

«Nei giorni scorsi ero davvero mortificato per questa situazione. Anzi, ero molto deluso. Dopo tanti momenti difficili, difficoltà e impegno, immaginavo il giorno della laurea con una proclamazione dal vivo, in aula magna. Con la famiglia, gli amici, la corona d’alloro, gli abbracci. Poi è arrivato il Coronavirus e questa situazione che conosciamo tutti. Sessioni di laurea a distanza. Così ho iniziato a pensare a una festa in casa. Ma il nostro medico di famiglia ci ha consigliato di ridurre la socialità. Solo a quel punto ho pensato: l’importante è laurearmi. Ho avuto l’idea della diretta su Instagram, con la telecamera puntata solo sul mio volto. Amici e parenti si sono collegati. Loro sentivano tutto, io sentivo il loro affetto e la loro partecipazione. I commenti “bravo, dottore ti daremo del lei, congratulazioni” mi riempivano di gioia. È stata un’emozione grandissima anche se a casa. Anche senza festa. Mi sono ritrovato moltissimo nel discorso finale. Quando sei nelle aule o nel campus del Politecnico ti senti parte di qualcosa di grande. Senti di essere in un luogo dove usciranno ingegneri che plasmeranno il futuro. Vedi gli studenti che stanno preparando la laurea magistrale che fanno test incredibili. Ci sono un sacco di attività extraculturali».

«Oggi mi godo il giorno, resto a casa in giacca e cravatta, da domani ricomincio. Da lunedì iniziano i corsi live e non vedo l’ora di partecipare. Oggi più che mai sento l’orgoglio di appartenere a una grandissima università. E voglio fare la mia piccola parte. Impegnarmi di più, cogliere le occasioni che il Politecnico mi offre, vivere l’università non solo come un luogo di studio ma anche come occasione totale per crescere, per formarmi. Ho il rammarico di non averla vissuta così finora. Ma ho ancora due anni e questa è la lezione che ho imparato oggi. Ai tempi del Coronavirus».

Intanto termina il collegamento con il Politecnico, la diretta su IG continua. Si sente il fratello minore che dice sorridendo: “Per le nuove misure di prevenzione non ti bacio, ma bravo”. Il padre, emozionato, si avvicina. Si vede un bacio sulla fronte che vale più di mille parole. Si sente l’orgoglio di un padre davanti a un figlio che si laurea. E la diretta si stoppa.

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