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La rigenerazione urbana crea spazi per l’agricoltura

Progetti di rigenerazione urbana per contrastare il consumo del suolo. Raccontati dal nostro esperto Giovanni Campagnoli. La produzione e il consumo alimentare dipendono, innanzitutto, dalla disponibilità di terreno agricolo: no soil no food. Per questo è fondamentale contrastare il consumo di suolo. In Italia infatti si consuma, per edilizia e infrastrutture, il 7% di suolo
La rigenerazione urbana crea spazi per l’agricoltura La rigenerazione urbana crea spazi per l’agricoltura

Progetti di rigenerazione urbana per contrastare il consumo del suolo. Raccontati dal nostro esperto Giovanni Campagnoli.

La produzione e il consumo alimentare dipendono, innanzitutto, dalla disponibilità di terreno agricolo: no soil no food. Per questo è fondamentale contrastare il consumo di suolo. In Italia infatti si consuma, per edilizia e infrastrutture, il 7% di suolo naturale e agricolo all’anno. Un dato impressionante: sono circa 7 mq al secondo, il doppio delle medie europee. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, la cui tutela è necessaria proprio per avere fonte di cibo per l’uomo ed evitare disastri idrogeologici.

La campagna va in città

Il recupero di grandi aree industriali dismesse, una volta “liberate” e bonificate, passa anche per una nuova destinazione a spazi verdi e a un’agricoltura di qualità, di filiera corta, con metodi di produzione sostenibili (biologico, lotta antiparassitaria integrata, fitoterapia...), integrando tradizione e innovazione tecnologica e scientifica. Le città, nella difficile ricerca di autosufficienza alimentare, hanno messo alla prova due modelli: l’agricoltura verticale (coltivazioni idroponiche in ex fabbriche) e orizzontale con sperimentazioni di

agrohousing e urban farming. In questo caso, l’uso di spazi aperti anche non convenzionali si combina con le diverse tecnologie per la coltura e la raccolta di prodotti e con processi di produzione e gestione innovativi.

Un esempio è quello delle coperture verdi di ex fabbriche, ora coltivate a orto. Benefici nei confronti dell’edificio, dell’ambiente e dell’uomo: riduzione dei consumi energetici e dell’effetto isola di calore, diminuzione dell’inquinamento acustico, controllo del deflusso dell’acqua piovana. Inoltre, se gli orti sono coltivati da chi abita o usa l’edificio, oltre al beneficio di disporre di cibo a km zero e riciclare parte dei rifiuti in compost, si creano opportunità di socialità e scambio.

Il caso: verde sui tetti

Sperimentazioni di orti sui tetti sono state attivate a Milano, in preparazione a Expo, ma anche a Roma e Torino. Il capoluogo piemontese ha promosso uno studio, nel 2016 con Labsus, Cibo, cittadini e spazi urbani. Verso un’amministrazione condivisa dell’Urban Food Policy di Torino. Ne è nato OrtiAlti, un progetto di ricerca, sperimentale e imprenditoriale, curato da Emanuela Saporito e Elena Carmagnani di STUDIO999.

www.ortialti.com promuove la realizzazione di orti sui tetti piani di edifici, accompagnandone il processo, dallo studio di fattibilità al modello di gestione, coinvolgendo le comunità di abitanti e potenziali utilizzatori. OrtiAlti è anche un’academy formativa.

Nel 2020, è uscito Green. Il colore della ricchezza (Upper Publishing) di Vittorio Sangiorgio, imprenditore florovivaistico ed esperto in tetti verdi, che punta sul green per riqualificare città e immobili, a beneficio dell’ambiente, della salute di tutti e come strumento di crescita economica.

di Giovanni Campagnoli

Tratto da Millionaire di aprile 2021

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