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Italia: persi 3 milioni di giovani in 20 anni

Nel corso degli ultimi due decenni, l’Italia ha assistito a una significativa diminuzione della sua popolazione giovanile, in particolare al Sud. Questo è quanto evidenziato dal Rapporto Istat del 2023. La riduzione demografica ha colpito in modo più accentuato le regioni meridionali, dove il calo è stato del 28,6%, attribuibile principalmente alla bassa natalità e
Italia: persi 3 milioni di giovani in 20 anni Italia: persi 3 milioni di giovani in 20 anni

Nel corso degli ultimi due decenni, l'Italia ha assistito a una significativa diminuzione della sua popolazione giovanile, in particolare al Sud. Questo è quanto evidenziato dal Rapporto Istat del 2023.

La riduzione demografica ha colpito in modo più accentuato le regioni meridionali, dove il calo è stato del 28,6%, attribuibile principalmente alla bassa natalità e alla migrazione, rispetto al 19,3% registrato nel Centro-Nord, dove fattori come i flussi migratori positivi e la presenza di genitori stranieri hanno attenuato il fenomeno.

La tendenza alla diminuzione della popolazione e all'invecchiamento della società è evidente anche nelle previsioni a lungo termine, che indicano un possibile spopolamento di circa 3 milioni di persone entro il 2042 e di oltre 8,6 milioni entro il 2072.

Tra le cause di questa tendenza vi è il ritardato passaggio all'età adulta, con giovani che rimangono più a lungo in famiglia e posticipano il matrimonio e la procreazione. Nel 2022, l'età media al primo matrimonio è salita a 36,5 anni per gli uomini e 33,6 per le donne, mentre l'età media della prima maternità è aumentata a 31,6 anni per le donne.

Le aree urbane metropolitane sono particolarmente interessanti sotto il profilo dell'invecchiamento della popolazione. Anche se l'indice di vecchiaia è inferiore alla media nazionale, con oltre un terzo degli anziani che vive da solo, queste aree sono soggette a una maggiore concentrazione di anziani rispetto al Sud. Tuttavia, gli anziani metropolitani tendono ad essere più istruiti rispetto alla media nazionale.

Un'altra sfida significativa è rappresentata dalla povertà educativa, che colpisce in particolare il Mezzogiorno, la Sicilia, la Puglia e la Campania, così come molte zone rurali del Centro-Nord. La carenza di risorse educative si riflette negativamente sugli esiti scolastici, anche se vi sono alcune eccezioni, come le città del Lazio, della Calabria e della Puglia, e i sobborghi della Lombardia, che mostrano risultati migliori della media nazionale nonostante la carenza di risorse.

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