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Innovazione: cosa abbiamo visto alla Rome Startup Week.

Il 19 e 20 settembre si è tenuta nella nostra capitale una festa dell’innovazione, delle idee e della tecnologia. Per descrivere questo evento in un termine, la parola è persone. Persone, perché sono il futuro, portano innovazione gli uni per gli altri creando un mercato in crescita. Abbiamo avuto l’occasione di notare startup che hanno
Innovazione: cosa abbiamo visto alla Rome Startup Week. Innovazione: cosa abbiamo visto alla Rome Startup Week.

Il 19 e 20 settembre si è tenuta nella nostra capitale una festa dell’innovazione, delle idee e della tecnologia. Per descrivere questo evento in un termine, la parola è persone.

Persone, perché sono il futuro, portano innovazione gli uni per gli altri creando un mercato in crescita.

Abbiamo avuto l’occasione di notare startup che hanno un occhio di riguardo verso chi ha più difficoltà ad orientarsi verso il mondo del lavoro. Persone neurodivergenti possono quindi partecipare a progetti come ColDiversa e l’accademia OL3d, dove imparano skills sulla coltivazione, la cucina o la regia e montature video di interviste riprese durante l’evento. Oltre a questo, “Ultrablu” nasce per aiutare a comprendere meglio testi complessi, utilizzando l’AI e le immagini; mentre “Auditorium” permette di immergersi nei quadri tramite il suono, creando un ponte tra neurotipici e neurodivergenti.

Non è lasciata da parte la medicina, in cui l’AI è essenziale per fare passi avanti. Da “Mathbiology” con le sue tecnologie di screening non invasive per diagnosi precoci ai prodotti “Biovitae”, lampadine che emettono frequenze per disinfettare l’ambiente, fino a Drop Digital Health e il loro avatar con cui fare esercizi di riabilitazione e creare una cartella clinica completa da mostrare al fisioterapista. Viene pensato anche chi è intollerante al lattosio, con i nuovi prodotti di “Lactosolution” già trovabile in farmacia.

All’evento, tra uno stand e l’altro, si poteva assistere a conferenze e interviste a esperti del settore. In risalto il discorso di Alix Armour, founder di Recraft Ventures, riguardo l’economia circolare. Lei sottolinea l’importanza delle connessioni e di pensare che tutte le compagnie hanno bisogno di una delle altre, non è una competizione.

Le startup, infatti, seguendo le parole di Marco D’Angelo, dovrebbero creare un organismo ed è quello che sta cercando di fare con la sua compagnia Beeco.

Si potrebbe pensare che le cose da scoprire siano ormai finite, ma tutti questi ragazzi hanno un entusiasmo incredibile nel creare e perfezionare sempre di più il mercato e la nostra vita. Chi entra in un progetto come quello di alcune startup sa sfruttare ogni problema e trasformarlo in nuove opportunità, proprio come ha fatto Chiara Petroli quando ha raccontato la storia della sua azienda Wsense sul main stage.

Le categorie già esplorate sono tante, dalle macchine con Keet e Hmdrive, all’arte e la moda con Artence e YCMC, ma si può e bisogna sempre più approfondire ogni ramo.

Riassumendo, ciò che rimane da questa esperienza è che serve creare per le persone e migliorarsi a vicenda.

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