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In provincia di Bari creo una startup e la porto nel mondo

Crea una startup a Capurso (comune a sei km da Bari). Impiega 10 persone, esporta la sua idea nel mondo (Spagna, Inghilterra, Stati Uniti, Sud America…). E ottiene 650mila euro di finanziamento (da manager privati e il fondo Ligurcapital). Nicola Taranto ha 29 anni e ha fondato Enjore, una piattaforma che permette di creare e
In provincia di Bari creo una startup e la porto nel mondo In provincia di Bari creo una startup e la porto nel mondo

Crea una startup a Capurso (comune a sei km da Bari). Impiega 10 persone, esporta la sua idea nel mondo (Spagna, Inghilterra, Stati Uniti, Sud America…). E ottiene 650mila euro di finanziamento (da manager privati e il fondo Ligurcapital).

Nicola Taranto ha 29 anni e ha fondato Enjore, una piattaforma che permette di creare e gestire eventi sportivi. Laureando in Ingegneria, non ha completato gli studi per seguire la sua passione per l’imprenditoria. Prima con un web agency e oggi con una startup: «È nato tutto per caso tre anni fa. Ho creato un sito per un torneo calcistico nel mio paese. Il progetto ha avuto un buon riscontro: i partecipanti del torneo facevano la fila per controllare risultati e vedere foto e video delle partiti su uno schermo che avevamo montato per l’occasione. Lì ho capito che c’era interesse» spiega Nicola a Millionaire.

Inizia a elaborare il progetto con un collaboratore. Poi da due persone la squadra inizia a crescere. Intanto, Nicola, zaino in spalla, parte per il Nord a cercare fondi. I primi a credere in lui sono dei business angel che mettono sul piatto 150mila euro: «Fare una startup al Sud si può. Noi e altre belle realtà ne siamo la conferma. Detto questo, qui manca la cultura dell’investimento su un progetto innovativo. Una startup puoi farla qui, ma i soldi devi sempre andarli a cercare al nord».

Con il primo investimento, la startup inizia a crescere. Molto lavoro viene fatto sull’indicizzazione del sito. Gli utenti si appassionano, organizzano tornei, consultano le classifiche, compilano tabellini delle partite, commentano e votano le prestazioni dei giocatori. Pubblicano foto e video delle partite. Il team cresce (oggi sono 10 le persone impegnate, quasi tutte under 30).

Arrivano risultati incoraggianti: 400mila visitatori al mese, 100mila utenti registrati, 1.600 partite organizzate al giorno . E partnership importanti come quella con la Gazzetta dello Sport. Crescono anche i problemi: «Gestire 2 persone o gestire 10 fa tanta differenza. Con il primo investimento abbiamo speso soldi per promuoverci, ma non avevamo esperienza in campagne marketing ed i risultati sono stati deludenti».

Malgrado tutto le cose continuano a funzionare: con le App il bacino utenti si allarga e il business: «Chi si iscrive può organizzare il suo torneo gratuitamente. I nostri guadagni avvengono su funzionalità che offriamo a pagamento, sulla pubblicità che vendiamo e stiamo elaborando nuovi modelli di business dedicati alle organizzazioni più grandi che usano la piattaforma».

Poi, storia recente, il finanziamento di 500mila euro con cui renderanno il progetto ancora più scalabile in Italia e poi in Europa.

Cosa insegna la tua storia?

«Innanzitutto, che il problem solving è la prima qualità per uno startupper.  Anche nei momenti migliori ci sono sempre imprevisti e se non sei caparbio abbastanza, meglio lasciar perdere. Poi insegna che uno startupper deve conoscere benissimo il mercato, soprattutto se pensa di scalare. E ancora che ha bisogno di circondarsi di persone che ne sanno più di lui: se scelgo un collaboratore deve essere più in gamba di me, nel suo campo. Darmi di più di quello che io già so. E infine, un’altra lezione: impara a gestire i soldi e non dilapidarli appena arrivano con scelte frettolose».

INFO: https://www.enjore.com/it/

Giancarlo Donadio

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