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Il talento è cieco

Molti hanno un talento naturale. Altri fanno più fatica a capire su quali capacità puntare per realizzarsi nella vita. Perché spesso sentono troppo il peso dei loro limiti. A questi ultimi  è dedicata la storia di Matthew che raccontiamo oggi. Ha tre anni, Matthew, quando suo nonno gli regala una mini tastiera. Dopo averci giocato
Il talento è cieco Il talento è cieco

Molti hanno un talento naturale. Altri fanno più fatica a capire su quali capacità puntare per realizzarsi nella vita. Perché spesso sentono troppo il peso dei loro limiti. A questi ultimi  è dedicata la storia di Matthew che raccontiamo oggi.

Ha tre anni,

Matthew, quando suo nonno gli regala una mini tastiera.

Dopo averci giocato un po’, Matthew era già in grado di eseguire Twinkle, Twinkle Little Star (celebre ninnananna in lingua inglese ndr) senza che nessuno gli avesse insegnato come fare» - ricordano con emozione i suoi genitori, Moses e May Whitaker.

Fu proprio in quel giorno, complice la felice intuizione di suo nonno, che il mondo di Mattew incontrò la musica. Uno straordinario connubio che da lì a qualche anno lo avrebbe reso un apprezzato musicista.

Basterebbe solo questo a rendere il bambino nato a

Hackensack, località dello stato del New Jersey, una persona speciale. Un fuoriclasse, capace di suonare senza che qualcuno gli abbia mostrato mai una nota su un pentagramma.

A rendere la sua

storia ancora più incredibile, c’è un particolare. Ed è un dettaglio che può sfuggire ai fortunati che ai concerti si perdono nella dolcezza delle note della sua musica.

Matthew è cieco fin dalla nascita.

I suoi

occhi non hanno mai visto come è fatto un pianoforte. Né hanno guardato i volti e le performance dei suoi idoli: Miles Davis, Jimmy Smith, Stevie Wonder.

Un

ostacolo che, tuttavia, non ha impedito al suo talento di esplodere.

All’età di

cinque anni Mattew è il più giovane di sempre ad entrare in un celebre conservatorio di New York, The Filomen M.D’Agostino Greenberg School.

L’anno seguente si iscrive ad un corso per

batteria e studia piano, percussioni.

A nove anni suona con lo storico gruppo canadese, la

Lighthouse Jazz Band.

Ma la

consacrazione arriva lo scorso anno quando a soli dieci anni è chiamato per aprire il concerto all’Apollo Theatre di New York della leggenda della musica soul, Steve Wonder.

Di quell’

incontro con una tra le più grandi voci mondiali della black music, Matthew ricorda le tante risate, e uno dietro le quinte improvvisato. E un’armonica che Wonder gli ha regalato.Quasi un passaggio di testimone tra un enfant prodige degli anni cinquanta, e un talento in erba di oggi dalla breve ma già luminosa carriera.

Insomma, il

talento di Matthew ha sicuramente a che fare con la musica. Matthew suona il piano, la batteria come pochi altri alla sua età.

Eppure il suo genio, quello vero va ricercato altrove.

Al buio, senza vista, Matthew ha saputo sostituire la luce e i colori, al conforto dei suoni del mondo. In altre parole, è riuscito a trovare la giusta chiave per sopperire ad una sua mancanza.

«Amo il suono delle pentole, del motore delle macchine, delle metro, degli autobus. Amo il suono dei passi della gente, delle loro parole. Amo il suono delle macchine da scrivere, delle fotocopiatrici. La musica è dappertutto! La terra è un magnifico cerchio di suoni e io sono al centro».

E voi in che modo reagite alle vostre mancanze? Date la colpa a qualcuno? O cercate altre vie per sfruttare il vostro talento?

Giancarlo Donadio

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