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Il rap (benefico) inno degli startupper

«Niente potrà fermare il sogno di quelli fortunati».  Questo il ritornello di un godibile rap, Lucky Ones.   Realizzato da una startup americana per raccogliere fondi  in favore degli imprenditori messi in ginocchio dall’uragano Sandy, in poco tempo è diventato l’inno degli startupper. Il fortunato, il lucky one del titolo, è proprio chi sceglie di creare
Il rap (benefico) inno degli startupper Il rap (benefico) inno degli startupper

«Niente potrà fermare il sogno di quelli fortunati».  Questo il ritornello di un godibile rap, Lucky Ones.   Realizzato da una startup americana per raccogliere fondi  in favore degli imprenditori messi in ginocchio dall’uragano Sandy, in poco tempo è diventato l’inno degli startupper.

Il fortunato, il lucky one del titolo, è proprio chi sceglie di creare prodotti per rendere migliore la vita delle persone, chi decide di diventare padrone del suo destino, portando a compimento i propri sogni:

«Non ci mettiamo in gioco per soldi ma per qualcosa che abbiamo dentro, una gioia che non possiamo negare» cantano in un verso della canzone.

Tuttavia, non sempre chi si mette in proprio è fortunato.  È il caso dei tanti proprietari di aziende, botteghe, negozi, costretti a chiudere a seguito del ciclone tropicale che, a fine ottobre dello scorso anno, si è abbattuto su 24 Stati americani.  A loro è dedicata la canzone.

Al termine dei tre minuti che vedono molti noti startupper americani, tra cui Aston Motes di Dropbox, divertirsi, ballare e rappare la gioia di essere imprenditori , scorrono le immagini delle devastazioni dell’uragano e i visitatori vengono invitati a fare una donazione.

Dopotutto, essere lucky vuol dire anche potersi permettere di fare un regalo. A chi ha perso tutto e ha bisogno di un aiuto per ricominciare.

Giancarlo Donadio

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