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Il Parlamento Europeo approva l’AI Act, legiferando per la prima volta sull’intelligenza artificiale

Il passo compiuto è di fondamentale importanza per una vasta gamma di applicazioni, che vanno dalla biometria all’IA generativa, come ChatGPT. L’obiettivo del testo è fornire standard per un settore in continua evoluzione, promuovendo l’uso dell’intelligenza artificiale e limitandone gli effetti dannosi. L’AI Act è stato approvato con 499 voti a favore, 29 contrari e
Il Parlamento Europeo approva l’AI Act, legiferando per la prima volta sull’intelligenza artificiale Il Parlamento Europeo approva l’AI Act, legiferando per la prima volta sull’intelligenza artificiale

Il passo compiuto è di fondamentale importanza per una vasta gamma di applicazioni, che vanno dalla biometria all'IA generativa, come ChatGPT. L'obiettivo del testo è fornire standard per un settore in continua evoluzione, promuovendo l’uso dell’intelligenza artificiale e limitandone gli effetti dannosi. L'AI Act è stato approvato con 499 voti a favore, 29 contrari e 93 astenuti. Per diventare definitiva, la decisione dovrà essere negoziata con il Consiglio Europeo, costituito dai rappresentati degli Stati Membri, e con la Commissione Europea.

Le pratiche vietate dall’AI Act

Le nuove norme si rivolgono soprattutto ai fornitori e operatori dei sistemi di intelligenza artificiale, che saranno soggetti a nuovi obblighi sulla base di un sistema di classificazione che tiene conto del livello di rischio che le loro tecnologie possono comportare. La classificazione dell’alto rischio, considerato inaccettabile, si basa sui diritti fondamentali delle persone, la salute, la sicurezza, la non discriminazione e l'ambiente. Ad esempio, si indentifica un alto rischio per i sistemi di IA capaci di influenzare gli elettori nel corso delle elezioni ed anche per i sistemi di raccomandazione usate dai social media con più di 45 milioni di utenti. Inoltre, è previsto l’obbligo di dichiarare come è stato generato il contenuto per i sistemi di IA generativa come ChatGPT.

Tra i punti principali del regolamento approvati dall'Aula di Strasburgo, c’è anche il divieto dell'uso dell'intelligenza artificiale per l’identificazione biometrica in tempo reale o a distanza, per i sistemi di polizia predittiva e per i sistemi di riconoscimento delle emozioni usati dalle forze dell’ordine, nonché il riconoscimento facciale, una pratica considerata una violazione dei diritti umani e della privacy. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha affermato che l'azienda potrebbe valutare di abbandonare l'Europa se le regole dovessero diventare troppo stringenti. Tuttavia, Altman ha anche dichiarato che OpenAI cercherà comunque di conformarsi alle regole. Le regole specifiche per ChatGPT e l'IA generativa prevedono, tra le altre cose, la necessità di rispettare i requisiti di trasparenza, dichiarare sempre che i contenuti sono stati generati dall'IA e distinguere le immagini fake da quelle reali. Si richiedono anche strumenti per impedire la generazione di contenuti illegali.

Il valore del business

Secondo un rapporto del McKinsey Global Institute pubblicato il 14 giugno, l’intelligenza artificiale generativa aggiungerà 4,4 trilioni di dollari all’economia globale annuale. Inoltre, può incidere su un aumento della produttività con un risparmio di tempo per i lavoratori dal 60 al 70%. Tra il 2030 e il 2060, la metà del lavoro globale sarà automatizzato. Alla luce di queste previsioni, si è resa ancora più urgente una regolamentazione sull’uso dell’AI, date le questioni sociali, etiche ed economiche coinvolte.  Il primo round di negoziati si è tenuto nelle scorse ore e spianerà la strada ad ulteriori sviluppi normativi in materia.

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