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Il blog che racconta i fallimenti delle startup

Fallisci e impara. Questo potrebbe essere una formula per racchiudere il senso di Startupover, il blog che nasce per raccontare piccoli e grandi fallimenti di startup. Con l’obiettivo di offrire spunti interessanti per imparare dalle sconfitte degli altri. L’ideatore è Andrea Dusi, cofondatore di Wish Days, azienda che fattura 45 milioni d’euro l’anno. Online da qualche mese,
Il blog che racconta i fallimenti delle startup Il blog che racconta i fallimenti delle startup

Fallisci e impara. Questo potrebbe essere una formula per racchiudere il senso di Startupover, il blog che nasce per raccontare piccoli e grandi fallimenti di startup. Con l’obiettivo di offrire spunti interessanti per imparare dalle sconfitte degli altri.

L’ideatore è Andrea Dusi, cofondatore di Wish Days, azienda che fattura 45 milioni d’euro l’anno.

Online da qualche mese, Startupover ha suscitato grande interesse sul Web. Abbiamo raggiunto Andrea per saperne di più.

Come nasce l’idea?

Ho notato che oggi si parla di startup ovunque, ma non c’è nessuno che racconta le storie di quelle che non ce la fanno. Già da tempo, segnavo su un file i fallimenti delle aziende per analizzarli. Allora ho deciso di riportarli su un blog per condividerli e far riflettere. Non voglio insegnare niente a nessuno, ma solo provare a cambiare la percezione sbagliata che in Italia si ha del fallimento».

A che pubblico ti rivolgi?

A chi vuole fare una startup nell’accezione generale del termine. Non solo imprese digitali, ma anche attività come per esempio una birreria o un panificio. E poi agli investitori che possono trarre conclusioni utili per il loro lavoro».

Una storia di fallimento particolarmente significativa?

Più che un fallimento racconterei la storia di un successo che parte da un impasse iniziale. Airbnb, sito americano degli affitti brevi. In un primo momento l’azienda era sull’orlo del fallimento. L’idea era ottima, ma non andava. Allora i tre fondatori si sono messi a tavolino e hanno capito il motivo: le foto degli appartamenti scattate dagli utenti avevano una scarsa qualità. La soluzione era di offrire un servizio di fotografia professionale. Il risultato: il sito raddoppiò in poco tempo il fatturato».

Si dice che c’è una differenza tra la cultura del fallimento in Italia e America. Quale?

In Italia uno che fallisce è rovinato. Nessuno ti dà più credito: famiglia, amici, mondo dell’impresa. In America non ti giudicano da un fallimento. L’importante è che hai imparato qualcosa. Richard Branson, Bill Gates, Elon Musk, tanto per citarne alcuni, hanno tutti delle sconfitte imprenditoriali alle spalle».

Anche tu hai alle spalle un fallimento. Come si riparte?

In due modi. Si inizia con una fase di autoanalisi sulle cause che hanno portato alla sconfitta. Per capire se magari il settore era sbagliato, se non si è dedicato abbastanza tempo all’iniziativa… E poi bisogna ritrovare la forza di ricominciare e di fare tanti sacrifici».

Le cause maggiori che portano a un insuccesso?

1) La mancanza di motivazioni di fondo. Se parti perché vuoi fare soldi e basta hai già fallito. Quando ha iniziato Zuckerberg voleva cambiare il mondo, non solo guadagnare. 2) Sopravvalutare l’idea. Su una scale da uno a cento che misura il successo di una startup l’idea vale 1. L’altro 99% dipende da quello che si mette in pratica per realizzarla. 3) Mancanza di esperienza. Non credo mai alle iniziative di successo di chi non ha una precedente azienda alle spalle. Tornando a Zuckerberg si dice che era solo uno studente quando ha fatto Facebook, tralasciando il fatto che aveva già realizzato quattro iniziative commerciali».

INFO: http://www.startupover.com/

Giancarlo Donadio

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