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Il 50% del profitto delle aziende va in tasse

I commercialisti italiani chiedono al prossimo governo di intervenire per proteggere gli imprenditori Due solo cose sono certe al mondo: la morte e le tasse. In Italia, almeno ad oggi, le due cose sembrano andare di pari passo. A morire di tasse, però, non sono (solo) singoli individui o privati cittadini, bensì intere imprese che
Il 50% del profitto delle aziende va in tasse Il 50% del profitto delle aziende va in tasse

I commercialisti italiani chiedono al prossimo governo di intervenire per proteggere gli imprenditori

Due solo cose sono certe al mondo: la morte e le tasse. In Italia, almeno ad oggi, le due cose sembrano andare di pari passo. A morire di tasse, però, non sono (solo) singoli individui o privati cittadini, bensì intere imprese che cadono sotto l’insostenibilità di un cuneo fiscale che rasenta il 50% dei profitti. Può sembrare paradossale, eppure è la realtà dei fatti: a denunciare la fatica delle aziende dinanzi al carico delle imposte è l’associazione Nazionale dei Commercialisti (ANC), la quale chiede per mezzo del proprio presidente - Marco Cuchel - che il prossimo governo intervenga con riforme fiscali credibili e complete. Queste le parole di Cuchel medesimo: “

La pressione fiscale in Italia ha raggiunto livelli davvero insostenibili, tra entrate tributarie e contributive si sta sfiorando il 50 per cento. Le imprese sono in grave difficoltà, per rilanciare il Paese c’è bisogno di una riforma seria, complessiva e organica e non di interventi ‘tampone’, come avvenuto anche durante l'ultima legislatura. Ci auguriamo che con il nuovo governo si possa dare vita a una riorganizzazione complessiva per rilanciare il sistema economico del Paese”.

Che cosa viene chiesto oltre ad una riforma integrale

L’Associazione Nazionale Commercialisti domanda (nuovamente) che si intervenga al più presto per rimodulare tutti gli appuntamenti del calendario fiscale attraverso una dilatazione dei tempi entro i quali soddisfare tutti gli impegni cui le aziende sono chiamate a livello contributivo.

Infatti, il rischio è quello di un’impasse tributario dovuto all’accumularsi di termini scadenza (in prevalenza, di veramente rateizzati), con il conseguente disagio per molte imprese che non saranno in grado di onorare le proprie pendenze con il fisco entro la data pattuita.

A farsi portavoce delle richieste dell’Associazione Nazionale Commercialisti proprio in questa direzione è ancora una volta Marco Cuchel: “Occorre, inoltre, che il prossimo governo metta mano al calendario fiscale per renderlo più omogeneo. Soltanto in questi ultimi giorni di agosto - precisa il Presidente della ANC - registriamo circa 200 adempimenti di carattere tributario, moltissimi dei quali saranno versamenti, oltre 170. Molte aziende non riusciranno a onorare questa scadenza, anche perché si troveranno a pagare due rate del versamento delle imposte da dichiarazione dei redditi, maggiorate dello 0,4%. Proprio per non farsi trovare in questo ingolfo tributario avevamo già chiesto più tempo per coloro che non avevano pagato il 30 giugno”.

Insomma, come dicevamo: morte e tasse sono una certezza. Senza riforme, in Italia si morirà presto di tasse.

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