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Come stai? Te lo leggo in faccia!

L’idea di tre amici under 30, Luca Iozzia, Guido Magrin e Roberto Salamina, fondatori della startup HeartWatch. «Tutto è iniziato da un’esperienza personale, quando ho perso mio nonno per problemi cardiaci non diagnosticati» spiega Guido Magrin, 24 anni, di Monza. Nel 2014 è nata l’idea di un dispositivo che evidenzia piccoli disturbi (come aritmie), in
Come stai? Te lo leggo in faccia! Come stai? Te lo leggo in faccia!

L'idea di tre amici under 30, Luca Iozzia, Guido Magrin e Roberto Salamina, fondatori della startup HeartWatch.

«Tutto è iniziato da un’esperienza personale, quando ho perso mio nonno per problemi cardiaci non diagnosticati» spiega Guido Magrin, 24 anni, di Monza. Nel 2014 è nata l’idea di un dispositivo che evidenzia piccoli disturbi (come aritmie), in grado di annunciare problemi più gravi (infarto e ictus). Guido e alcuni amici iniziano a lavorare sull’idea e sulla startup HeartWatch coi medici del San Raffaele di Milano. Poi entrerà in azienda Luca Iozzia, dottorando in Ingegneria biomedica presso il Politecnico di Milano.

Sono partiti da un’App che mette in collegamento un braccialetto per il fitness e uno smartphone. Nel 2015 Magrin e soci volano a Seattle alla finale mondiale di Imagine Cup, la competition tecnologica per studenti. Sono ammessi a un programma di pre-accelerazione di sei mesi a Dubai. «Siamo passati a videocamere che inquadrano il volto, lo ingrandiscono e riescono così a cogliere microcambiamenti cromatici che annunciano problemi anche gravi».

Il team di HeartWatch, tre soci full time e tre part time, investe capitali propri e partecipa a eventi prestigiosi, come Viva Techonology Parigi. Sperimenta su 500 pazienti. Studia il mercato. Raccoglie “preordini”. «Il costo di monitoraggio di un paziente in ospedale o istituto di riposo sarà di 1 euro al giorno. Tenere sotto controllo un singolo paziente a casa sua costerà circa 200 euro all’anno, più l’installazione una tantum delle telecamere (100-200 euro l’una)» spiega Magrin.

E i finanziamenti? «In Italia c’è un gap difficile da colmare fra i 50mila euro di finanziamento base e i 10 milioni. A noi servono 500mila-1 milione di euro». La svolta sembra arrivata: HeartWatch è stata accettata dall’acceleratore svizzero Life Tech Fusion (https://lifetechfusion.ch).

Prospettive? «La tecnologia non è invasiva né pericolosa per il paziente, consente un controllo costante e discreto, ha un’attendibilità del 96%. Dopo il finanziamento, potremmo andare a break even entro il 2020».

INFO: www.heartwatch.it/it

Tratto dall'articolo "Startup della salute. È boom" pubblicato su Millionaire di ottobre 2017. Per acquistare l'arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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