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Vende la sua startup ad Amazon. Tornato a casa, ricomincia daccapo. «Lo devo al mio Paese»

Ha portato in alto il nome dell’Italia all’estero. Ha creato una startup sui pagamenti mobili (Gopago) in Silicon Valley, si è impegnato immensamente per farcel
Vende la sua startup ad Amazon. Tornato a casa, ricomincia daccapo.  «Lo devo al mio Paese» Vende la sua startup ad Amazon. Tornato a casa, ricomincia daccapo.  «Lo devo al mio Paese»

«Non ho creato una startup in Silicon Valley per venderla. Volevo fare qualcosa di mio, che mi piacesse. E mi sono impegnato immensamente per farcela. È andata bene. Nel 2013 ho venduto la mia Gopago ad Amazon. La mia tecnologia per i pagamenti mobili e i miei dipendenti sono passati nelle mani di Jeff Bezos. E io sono tornato a casa. A Teramo. Per ricominciare daccapo». Vincenzo Di Nicola, ingegnere, 35 anni, partito da Teramo per studiare a San Francisco, in Italia è stato accolto come una star e si è messo subito al lavoro. Oggi si batte per portare l’innovazione nel nostro Paese. Ha creato un canale Twitter dove con i ragazzi del suo ex liceo racconta la prima Guerra mondiale in tempo reale (https://twitter.com/lagrandeguerra). Organizza corsi di programmazione gratuiti per i giovani. Ma c’è di più.

Sta lavorando a una nuova startup, tutta Made in Italy. Settore fintech.

«E’ dura lavorare nel nostro Paese, ma il mio più grande obiettivo è far qualcosa di bello in Italia» spiega Vincenzo. La lancerà in estate, ne sentiremo parlare molto (e bene). C’è da scommetterci. Ecco perché...

Quella di Vincento di Nicola è una storia straordinaria.

Da leggere e rileggere. Il suo American Dream aveva tre facce: 1) voleva diventare professore, 2) lavorare in una grande azienda, 3) creare la sua startup. Ce l’ha fatta. Sono stati 10 anni fantastici quelli che Vincenzo ha trascorso negli Usa. Flashback. Di Nicola è arrivato negli Stati Uniti a 23 anni, nel 2003. Partito, per quello che doveva essere uno scambio di pochi mesi tra l'Università di Bologna e quella di San Diego, non è più tornato. Merito dell'America e del suo pragmatismo.

«In Italia mi davano libri dove studiare sistemi operativi a memoria, in Usa mi offrivano indicazioni pratiche su come creare nuovi software».

Decide di restare e fa domanda per entrare alla Stanford University. E' uno studente in gamba, vince premi su premi, ce la fa. «Stanford è il posto migliore al mondo per studiare o fare un dottorato». Diventa assistente di un professore, realizza il suo primo American dream ma presto capisce che la ricerca non fa per lui.

Esce da Stanford, entra in Yahoo con uno stage. Diventa un mito. Poi si mette in proprio

Stage di 3 mesi (stage pagati anche 8mila dollari al mese), riesce a migliorare l'infrastruttura dati della compagnia. Diventa un mito. Viene chiamato da Microsoft a Seattle. Ci rimane due anni, compresi sei mesi a Pechino. «Lavorare per l'azienda di Bill Gates era il mio vero sogno americano.

A 15 anni, il primo grande amore della mia vita, si chiamava Windows 95».Poi è pronto per rischiare in proprio. E' il 2009, torna a San Francisco, dove vive la gente capace di cambiare il mondo, e intuisce che la prossima rivoluzione riguarderà il mobile. Crea un'app. Si chiama Gopago, è un applicazione che permette di ordinare in un bar cibo e bevande, pagare direttamente con il telefono, ritirare e saltare la fila.

Il grande salto a Las Vegas

Il grande salto avviene nel 2011 quando Vincenzo e il suo socio Leo Rocco («un mago delle vendite») vanno a Las Vegas a lanciare il prodotto. «Qui ci sono casinò, grandi hotel e pool party. Per ordinare una birra passavano anche 30 minuti. Con la nostra App, la gente ordinava, pagava e beveva in 7 minuti». Proprio a Las Vegas i due, che lavoravano a un ritmo di 100 ore a settimana, conoscono gli investitori della Jp Morgan e ottengono un finanziamento.

«Da quel momento potevamo darci uno stipendio, mangiare più sano, assumere e ampliare la gamma dei nostri prodotti. Da due siamo arrivati a 70 dipendenti» A fine 2013 la sua tecnologia e i suoi dipendenti sono passati ad Amazon. Di Nicola realizza cosi il suo terzo americano. Torna a casa e ora pensa all’Italia.

E ai giovani italiani dice:

«Datevi da fare. E' il vostro momento. Fate scambi con le università americane o del Nord Europa. Siate perseveranti. Non perdete troppo tempo per perfezionare l'idea: lanciatela subito per vedere la reazione del mercato. Fare una startup è la cosa più esaltante che vi può capitare nella vita, ma farcela è davvero dura».

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