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«Da Gioia del Colle ad Auckland: la mia burrata ha conquistato i neozelandesi»

Ha 41 anni ma fa il casaro da quando ne aveva 15. Una vera passione per un mestiere che ha imparato in Italia, nel suo paese, a Gioia del Colle (Ba), dove ancora esistono i “mastri casari”, che ti insegnano le ricette del formaggio. Oggi Massimiliano De Caro è titolare a Auckland insieme ad Andrea
«Da Gioia del Colle ad Auckland: la mia burrata ha conquistato i neozelandesi» «Da Gioia del Colle ad Auckland: la mia burrata ha conquistato i neozelandesi»

Ha 41 anni ma fa il casaro da quando ne aveva 15. Una vera passione per un mestiere che ha imparato in Italia, nel suo paese, a Gioia del Colle (Ba), dove ancora esistono i “mastri casari”, che ti insegnano le ricette del formaggio. Oggi Massimiliano De Caro è titolare a Auckland insieme ad Andrea Galli de Il Casaro, un caseificio che produce mozzarelle, ricotte e burrate che sono distribuite a ristoranti e piccoli negozi di specialità. Un successo, che fa registrare incrementi continui nel business.

Da Gioia del Colle ad Auckland: come hai fatto?

«Avevo 36 anni e da cinque avevo aperto il mio caseificio, il mio scopo era valorizzare il prodotto tipico locale. Un bel giorno un mio compaesano si è presentato da me. Abitava in Nuova Zelanda e voleva aprire un caseificio là. Mi ha chiesto se gli insegnavo a fare la mozzarella. Poi ha visto come lavoravo e mi ha proposto se volessi trasferirmi anche io. La sfida mi è piaciuta. Ho venduto la mia bottega e sono partito».

Come sono stati i primi tempi?

«Con i soldi che avevo mi sono mantenuto 8 mesi. Non sapevo una parola di inglese, ho dovuto impararlo. Ho studiato la qualità del latte: qui l’erba e molto ricca, bisogna alimentare il bestiame anche con il fi eno per equilibrare i sapori. Insieme a questa persona andavo a visitare le aziende agricole. Ma dopo qualche tempo non mi sono più trovato con lui e stavo per tornare in Italia, quando ho incontrato Andrea Galli, un ingegnere italiano che si è offerto di investire su quello che ormai era un progetto. Ha messo 65mila euro, mi ha dato il 60% della società. Lui tiene i conti, io mi occupo della produzione e della ricerca dei clienti. La cosa più difficile è stata ottenere il Visto business».

Come ti sei affermato?

«Ho studiato il mercato per capire a chi potevo vendere le mozzarelle. Ma bisognava anche creare un prodotto che si adattasse al gusto dei neozelandesi, abituati a una mozzarella importata e non amavano un sapore troppo delicato. Il primo test è stato nei mercatini, lì proponevo i formaggi e via via taravo la ricetta. Poi ho contattato gli chef dei ristoranti italiani, con loro studiavamo nuovi piatti a base di mozzarella e burrata. È stato un lavoro lungo, ma alla fine ce l’abbiamo fatta».

Che risultati hai avuto?

«Oggi abbiamo 100 clienti tra ristoranti e negozi di specialità. Tutto quello che guadagniamo lo investiamo per ingrandire l’attività. La nostra scelta è di non andare sulla grande distribuzione e rimanere artigianali. Ma la mia più grande soddisfazione è aver vinto diversi premi in questo Paese e in Gran Bretagna: segno che il mio lavoro sul gusto della popolazione locale non è stato tempo perso». INFO: www.ilcasaro.co.nz

Tratto dall'articolo "Nuova Zelanda. Parola d’ordine: opportunity" pubblicato su Millionaire di settembre 2017. Per acquistare l'arretrato, scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

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