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Fallire è utile? Solo se ne capiamo le cause

Il fallimento può diventare un’occasione di crescita (e un trampolino per il successo). Ma solo se capiamo i nostri errori e ci alleniamo per non commetterli più, come spiega il nostro esperto Marco Nannini, Ceo di Impact Hub. “Le parole sono importanti” veniva urlato da Nanni Moretti in Palombella Rossa, film di qualche anno fa.
Fallire è utile? Solo se ne capiamo le cause Fallire è utile? Solo se ne capiamo le cause

Il fallimento può diventare un'occasione di crescita (e un trampolino per il successo). Ma solo se capiamo i nostri errori e ci alleniamo per non commetterli più, come spiega il nostro esperto Marco Nannini, Ceo di Impact Hub.

"Le parole sono importanti” veniva urlato da Nanni Moretti in Palombella Rossa, film di qualche anno fa. E il problema della parola “fallimento” è che in italiano ha la stessa radice di fallito: per questo il fallimento è da sempre visto nel nostro Paese come qualcosa da stigmatizzare. Una sorta di marchio infamante che non si può cancellare. Si dice infatti con disprezzo a un perdente: “Sei un fallito”.

La legislazione italiana non aiuta a superare il problema. Il fallimento d’impresa ha conseguenze non banali sugli amministratori di una società. La riforma introdotta per le startup innovative rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non può cancellare anni di cultura radicata.

In Italia quindi si inizia a fare impresa letteralmente con la paura di fallire (o viceversa con l’incoscienza che non possa mai accadere). Il che è paradossale, poiché invece il fallimento fa parte del processo di fare impresa.

Vi dirò di più. Il fallimento fa parte del normale processo di apprendimento di qualsiasi attività. Nessun genitore vedendo i primi passi e le prime cadute dei figli ha mai pensato “Mio figlio è un fallito, non potrà mai camminare né correre”. Tutti noi siamo caduti dalla bicicletta appena ci hanno tolto le rotelle, ma tutti caparbiamente siamo risaliti in sella, pronti a correre nuovi pericoli finché siamo diventati abili nel guidarla.

Se si chiede ai grandi campioni dello sport quante volte abbiano sbagliato, è facile comprendere come l’errore faccia parte integrante del processo che porta al successo.

In azienda lo si riconosce molto meno, ma è esattamente la stessa cosa: bisogna provare prima di avere successo, tante volte si cade ma bisogna rialzarsi. In altre culture il fallimento è proprio questo: una strada per crescere.

Negli ultimi anni in Italia si è cercato di cambiare questo approccio e mettere invece il fallimento sotto una nuova luce, come una parte del percorso. Anni fa organizzavamo eventi chiamati Fuckup Night in cui invitavamo le persone a raccontare i propri fallimenti per cercare di smitizzarli e riderci su.

Ma attenzione. Il fallimento è un’opportunità di crescita solo se se ne comprendono davvero le cause. Occorre cioè la capacità di imparare dai propri errori. Se non siamo lucidi nell’analizzare le cause dei nostri errori, continueremo a reiterarli e a collezionare fallimenti.

Negli ultimi tempi mi è capitato proprio questo: di incontrare persone che semplicemente esaltano i loro fallimenti, senza averne compreso davvero l’origine. In questo caso il rischio è di far passare un messaggio non corretto.

Per concludere, fallire non è un dramma e può essere il trampolino per il successo. Ma solo se abbiamo capito i nostri errori e ci alleniamo per non commetterli più.

di Marco Nannini

Tratto da Millionaire di novembre 2021. 

Marco Nannini è Ceo di Impact Hub Società Benefit, incubatore certificato e spazio di coworking con sedi a Milano, Torino e Firenze. È vicepresidente e fondatore di A4W, il primo gruppo di business angel di donne che investe in startup al femminile, e presidente e fondatore di A4I, primo gruppo di business angel focalizzato sull’Impact investing. È stato socio e managing director di Italian Angels For Growth (IAG), primo gruppo italiano di business angel. È membro dell’Advisory Board Territoriale Lombardia di Unicredit e presidente dell’Associazione Riccardo Nannini.

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