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«Ci chiamano eroici perché coltiviamo vigne in zone impervie»

Due fratelli cominciano per hobby nel 1999. Il vino è buono, la produzione cresce e il gioco li entusiasma. Oggi coltivano sull’isola del Giglio, in Toscana, arrampicandosi su terrazze minime e dirupi. «Dovreste vedere dove crescono le nostre viti. In spaccature della roccia, in posti impossibili. Continuo a provare ammirazione per la forza della natura.
«Ci chiamano eroici perché coltiviamo vigne in zone impervie» «Ci chiamano eroici perché coltiviamo vigne in zone impervie»

Due fratelli cominciano per hobby nel 1999. Il vino è buono, la produzione cresce e il gioco li entusiasma. Oggi coltivano sull'isola del Giglio, in Toscana, arrampicandosi su terrazze minime e dirupi.

«Dovreste vedere dove crescono le nostre viti. In spaccature della roccia, in posti impossibili. Continuo a provare ammirazione per la forza della natura. Questo lavoro mi appassiona, mi dà gioia. Nonostante la fatica». Giovanni Rossi ha 48 anni e una laurea in Economia e commercio. Suo fratello, 35 anni, è geometra. I diplomi li hanno messi da parte, così la tabaccheria di famiglia. Hanno scelto di lavorare la terra. Li definiscono vignaioli eroici, coltivano vigneti in montagna e in posti impervi. Loro hanno tre ettari in cinque diverse località, sull’isola del Giglio, in Toscana. «Più che eroici, siamo pazzi. Ci arrampichiamo su terrazze minime, sopra dirupi, per raccogliere l’uva. L’80% delle lavorazioni avviene a mano. Abbiamo solo un paio di motozappe e un decespugliatore. Il resto si fa come una volta».

Da hobby a impresa

I due fratelli, nel 1999, cominciano per hobby a coltivare un terreno di un conoscente, troppo anziano per riuscirci ancora. Il vino è buono, la produzione cresce, il gioco li entusiasma. Un amico enologo dà loro preziosi consigli. Anno dopo anno, acquistano terreni, investendo circa 120mila euro. Hanno costruito una cantina moderna, che oggi contiene 8 tini refrigerati, per la lavorazione e fermentazione naturale del vino, la diraspatrice, una pressa pneumatica, l’imbottigliatrice, la tappatrice e l’etichettatrice. Investimento: 180mila euro.

Una palestra a cielo aperto

«All’inizio producevamo solo 15 quintali di uva, oggi 150 l’anno. E circa 8mila bottiglie, che vendiamo in cantina, nelle enoteche e nei ristoranti. L’etichetta è “Senti oh!”. In dialetto vuol dire “L’hai detta grossa”. Ma anche “Assaggia”, in italiano». Riuscite a guadagnare abbastanza? «Circa 1.700 euro a testa, al mese. Siamo solo noi due. Qualche amico ci dà una mano, in vendemmia. In primavera i ritmi di lavoro sono assurdi, ma da ottobre in poi si sta in cantina. Lavorare qui mi dà più vantaggi che svantaggi: il lavoro precedente non mi manca, arrampicarmi su e giù, sempre all’aria aperta, mi ha allungato la vita: il vigneto eroico è una palestra a cielo aperto».

I vini costano da 20 a 30 euro la bottiglia, etichetta realizzata da un pittore e un grafico. «Il mio sogno? Che sempre più giovani facciano questo lavoro. Ci sono anziani che hanno un sacco da insegnare».

Il lavoro dei fratelli Rossi è stato premiato, da due anni, al Concorso mondiale de Vins Extremes. «È un riconoscimento prestigioso. Ci ha segnalato il concorso un’amica valdostana e abbiamo partecipato. Non vendiamo on line. Ma il 20% della nostra produzione va in Danimarca e in Svizzera, contatti avuti a Vinitaly».

INFO: www.fontuccia.it

Tratto dall'articolo "Vigna I love you" pubblicato su Millionaire di ottobre 2017. Per acquistare l'arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it.

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