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È importante saper comunicare

A tutti è capitata quella call alle 8 del mattino che parte più o meno così: “Sì, dunque, noi ci occupiamo di service inbound extension e siamo una forniture specialist Spa che opera in B2B, B2C, TVB, TVTTB (vuoi metterti con me?), ma solo con company quotate in seed growth execution”. Dopo aver sentito una
È importante saper comunicare È importante saper comunicare

A tutti è capitata quella call alle 8 del mattino che parte più o meno così: “Sì, dunque, noi ci occupiamo di service inbound extension e siamo una forniture specialist Spa che opera in B2B, B2C, TVB, TVTTB (vuoi metterti con me?), ma solo con company quotate in seed growth execution”. Dopo aver sentito una frase simile, mi prendo 30 secondi per ragionare e la risposta che il mio cervello formula è: “Ma certo, anche a me piacciono i profumatori per ambiente all’ibiscus venduti accanto ai cantieri navali”. Siamo stati abituati a pensare che comunicare in modo ultra-tecnico, iper-formale e con inglesismi buttati a caso sia “professionale”, dimenticandoci che il principio per cui si comunica è sempre e solo uno: farsi capire. 

Che tu sia un cliente, un fornitore, un partner, il presidente di Saturno o una fetta di bresaola della Valtellina, se stai dialogando con me, non mi interessa minimamente che tu ti mostri al top, mi interessa capire quello che stai dicendo. Se sei un partner lavorativo dobbiamo capire rapidamente come possiamo operare in maniera complementare per raggiungere obiettivi comuni e quindi andare dritti al sodo.

Se sei un fornitore devi farmi capire velocemente quale sia il valore aggiunto che mi offri, motivo per cui dovrei rivolgermi a te. Se sei un cliente, devo aver modo di capire in maniera immediata chi sei e quali sono le tue necessità. Devo ascoltarti senza giudicare, prendermi cura di te e offrirti la soluzione migliore. Come posso fare tutto questo se tenti, volutamente, di rendere la comunicazione il più complessa possibile? Ovviamente, tra addetti ai lavori il discorso relativo al linguaggio tecnico è un po’ diverso. Qui i termini tecnici possono velocizzare la comunicazione e renderla più funzionale. 

Se te la tiri per tutta la call, incasinando volutamente il linguaggio per elevarti a uno status superiore a quello degli altri esseri umani, alla fine posso alzarmi in piedi e farti un applauso, certo, ma non ci avrò comunque capito un ca**o!

Ma anche in questo caso non bisogna esagerare. Il problema della comunicazione oggi è che è diventata egoista, utilizzata più per dar valore a chi sta parlando che a raggiungere lo scopo comunicativo. Il tecnicismo esasperato spesso preclude la possibilità di condivisione e quindi limita lo “scambio” di ogni natura tra le parti. Evidentemente tutto ciò non solo è poco funzionale, ma è controproducente. Se ci pensiamo, è pazzesco come le parole che utilizziamo in ogni occasione possano influenzare la nostra vita (e quella degli altri).

Proviamo a tornare per un attimo a quando eravamo piccoli: il nostro unico “lavoro” era quello di giocare il più possibile con altri bambini. In questo meraviglioso ambiente lavorativo facevamo un sacco di nuove conoscenze, ma non lo chiamavamo “networking”. Imparavamo un sacco di cose nuove ogni giorno, ma non la chiamavamo “formazione”. Costruivamo castelli di sabbia e inventavamo giochi nuovi, ma non chiamavamo tutto questo “produttività”. 

Mi appare sempre più chiaro che, ormai da anni, con il progressivo appesantirsi del linguaggio, si sia inaspettatamente appesantita anche la vita. Forse avremmo solo bisogno di tornare a parole semplici, che trasmettano gli stessi concetti ma senza quel tecnicismo esasperato che cancella ogni emozione. Parole che rendano la nostra vita un po’ più magica e meno razionale. In ogni ambito, soprattutto in quello lavorativo. A meno che le parole siano “Avada Kedavra” (cit.). In quel caso, meglio lasciar perdere.

Articolo pubblicato su Millionaire luglio /agosto 2023.

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