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E-commerce: una miniera per il fisco italiano con 50 miliardi di tasse

L’e-commerce in Italia sta vivendo una crescita esponenziale e il suo impatto sull’economia nazionale è sempre più evidente. Nel 2022, la filiera degli acquisti digitali ha generato un fatturato complessivo di 133,6 miliardi di euro, pari al 7% del PIL italiano dello stesso anno. Di questo ammontare, ben 49,6 miliardi di euro sono stati versati
E-commerce: una miniera per il fisco italiano con 50 miliardi di tasse E-commerce: una miniera per il fisco italiano con 50 miliardi di tasse

L’e-commerce in Italia sta vivendo una crescita esponenziale e il suo impatto sull’economia nazionale è sempre più evidente. Nel 2022, la filiera degli acquisti digitali ha generato un fatturato complessivo di 133,6 miliardi di euro, pari al 7% del PIL italiano dello stesso anno. Di questo ammontare, ben 49,6 miliardi di euro sono stati versati nelle casse dello Stato sotto forma di contributi fiscali, rappresentando il 9,1% delle entrate fiscali totali del 2022.

Questi dati, frutto di una ricerca condotta da Netcomm in collaborazione con Althesys, sono stati presentati al convegno “Elezioni europee e commercio digitale – scenari futuri e prospettive per la competitività dell’Italia e dell’Europa”, tenutosi a Roma. La ricerca evidenzia che del totale del gettito fiscale derivante dall’e-commerce, 28,9 miliardi di euro provengono dall'IVA, 16,1 miliardi da imposte e contributi sociali sul lavoro, e 4,5 miliardi dalle imposte sulle società. Questi numeri sottolineano come lo Stato italiano riesca ad assorbire più di un terzo del valore prodotto dalla filiera del commercio online.

L’e-commerce ha avuto anche un impatto significativo sull’occupazione. Nel 2022, il settore ha impiegato 1,6 milioni di persone, pari al 6,4% degli occupati totali in Italia, con salari lordi che ammontano a 35 miliardi di euro. Questo settore non è più solo il tradizionale negozio online, ma è diventato un vero e proprio sistema industriale che contribuisce in modo sostanziale al PIL, all’occupazione e al gettito fiscale, paragonabile ad industrie storiche come quella automobilistica e delle costruzioni. Roberto Liscia, presidente di Netcomm, sottolinea come l’e-commerce rappresenti un traino per l’occupazione giovanile e lo sviluppo tecnologico delle aziende italiane, inclusa l’intelligenza artificiale.

L’integrazione tra commercio online e negozi fisici sta diventando una realtà sempre più consolidata, influenzata dall’esperienza del COVID-19 e dalle mutate abitudini di acquisto dei consumatori. Il 38,9% delle decisioni di acquisto è ora influenzato da touchpoint digitali, segno che la multicanalità sta evolvendo rapidamente. L’indice di ibridazione delle imprese italiane, infatti, è passato da 1,7 a 3,9 in soli tre anni, dimostrando come il digitale stia accelerando la competitività delle imprese italiane su scala globale.

Netcomm e l’Associazione europea Ecommerce Europe stanno lavorando per promuovere un quadro normativo armonizzato che tenga conto delle specificità del mercato italiano, favorendo così l’adozione di nuove tecnologie e la crescita delle PMI italiane. Questo sforzo è essenziale per facilitare l’esportazione e rendere le imprese italiane competitive sui mercati esteri, sostenendo ulteriormente il made in Italy.

L’e-commerce non solo sta trasformando il panorama del retail italiano, ma sta anche diventando una miniera d’oro per il fisco italiano, contribuendo in maniera significativa alle entrate fiscali e all’occupazione del paese. Con un’adeguata regolamentazione e supporto, il settore può continuare a crescere, trainando l’economia italiana verso nuovi traguardi di innovazione e competitività.

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