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Due fratelli fanno fortuna con la pizza su tre ruote

Due fratelli inglesi, stanchi di una vita in ufficio, fanno un viaggio in Italia, acquistano un’Ape e imparano tutto sulla pizza. Un vero e proprio pellegrinaggio, alla scoperta dei segreti per fare la vera pizza napoletana. È quello che hanno compiuto Thom e James Eliot nel 2012, quando, stufi del loro lavoro di ufficio, si
Due fratelli fanno fortuna con la pizza su tre ruote Due fratelli fanno fortuna con la pizza su tre ruote

Due fratelli inglesi, stanchi di una vita in ufficio, fanno un viaggio in Italia, acquistano un’Ape e imparano tutto sulla pizza.

Un vero e proprio pellegrinaggio, alla scoperta dei segreti per fare la vera pizza napoletana. È quello che hanno compiuto Thom e James Eliot nel 2012, quando, stufi del loro lavoro di ufficio, si sono licenziati per avviare una attività di vendita di pizza su tre ruote. Oggi, grazie ai guadagni realizzati sull’Ape, sono riusciti ad aprire due pizzerie nella zona di Soho a Londra.

Come comincia la vostra storia?

«Eravamo stufi dei nostri lavori d’ufficio, non avevamo soldi e volevamo fare qualcosa nel campo del cibo. Nel 2012 lo street food stava esplodendo a Londra ed era un’attività che poteva essere avviata senza grandi capitali. Una sera in un pub, dopo cinque pinte di birra, l’illuminazione: vendere pizza su un Ape Piaggio».

Perché la pizza e perché l’Ape?

«Nessuno stava vendendo pizza su ruote in quel periodo a Londra, e l’Ape è un veicolo che ci piace moltissimo. Abbiamo chiamato la Piaggio e chiesto: “Si può mettere un forno a legna su un’Ape TM?” Ci hanno risposto che era meglio di no, probabilmente non avrebbe retto il peso. Ma noi volevamo provarci».

Perché siete venuti in Italia?

«A Reggio Calabria abbiamo trovato un’occasione per acquistare un’Ape TM, soprannominata Concetta. Siamo andati a ritirarla di persona, farsela spedire costava troppo. Ma una volta sul posto,  ci siamo resi conto che l’Ape non può circolare in autostrada. Questo ci ha costretto a percorrere strade secondarie, ma è stata la nostra grande fortuna, perché ci ha permesso di fare tappe lungo tutta l’Italia e conoscere le vostre materie prime. È così che ci siamo autodefiniti “pellegrini della pizza”».

Cosa avete imparato in viaggio?

«A Napoli abbiamo imparato che il vero segreto della pizza sta nell’impasto: bisogna usare farina 00, acqua fredda, sale e piccole quantità di lievito, farla lievitare per 24 ore. Abbiamo parlato con Sorbillo in via dei Tribunali, visitato la storica pizzeria Da Michele e abbiamo trascorso un’intera settimana a Sorrento nella pizzeria Ahum del guru della pizza Antonino Esposito».

E una volta arrivati a Londra?

«Abbiamo cercato qualcuno che vendesse forni e lo abbiamo trovato a Colchester. Il forno a legna è l’unica attrezzatura che abbiamo messo sull’Ape. Poi abbiamo cercato un esperto nell’installazione di forni su mezzi mobili. Il tutto per 15mila euro».

Com’è andata?

«Siamo stati fortunati, l’idea vincente è stata di piazzarci con l’Ape in Berwick Street, nel quartiere di Soho, nel centro di Londra. Qui abbiano venduto tantissime pizze, ma soprattutto abbiamo preso contatti per organizzare eventi. È con queste attività che si guadagna molto. Gli incassi realizzati con l’Ape ci hanno permesso di comprare un altro van e di aprire due pizzerie su strada, entrambi nel quartiere di Soho».

INFO: http://pizzapilgrims.co.uk

Tiziana Tripepi

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