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Dormire, accoppiarsi, giocare: ecco come nascono le idee

Creativi si nasce o si diventa? La domanda è facile, la risposta meno. Perché la più saggia sarebbe “entrambe le risposte”. I talenti sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Tuttavia, grandi cose nascono anche da persone normali. Sono tante le dimostrazioni quotidiane di quanto questo sia vero. Per far sì che la nostra creatività abbia
Dormire, accoppiarsi, giocare: ecco come nascono le idee Dormire, accoppiarsi, giocare: ecco come nascono le idee

Creativi si nasce o si diventa? La domanda è facile, la risposta meno. Perché la più saggia sarebbe “entrambe le risposte”. I talenti sono sempre esistiti e sempre esisteranno.

Tuttavia, grandi cose nascono anche da persone normali. Sono tante le dimostrazioni quotidiane di quanto questo sia vero.

Per far sì che la nostra creatività abbia terreno fertile per crescere, valgono alcuni consigli.

Dormire

Il sonno aiuta la creatività. Statisticamente la maggior parte delle idee si ha la mattina al risveglio. Non è il semplice sonno che aiuta la creatività ma quella particolare fase chiamata

REM: acronimi a parte, è quella in cui si sogna.

Tanti sono stati gli esperimenti che inequivocabilmente conducono alla stessa conclusione: anche pochi minuti di fase REM consentono di accelerare quel meccanismo di associazione di idee e concetti anche molto distanti tra loro. Un meccanismo che prende appunto il nome di “creatività”.

Accoppiarsi

L’

idea geniale arriva nella mente di un individuo, e non contemporaneamente in quella di un gruppo di individui. Si tratta quindi un fenomeno tipicamente individuale.

Ma una volta sbocciata l’idea, sarebbe un errore chiudersi agli altri e inserirsi in una specie di incubazione.

Le idee venute alla luce devono trovare sfogo in condivisioni sociali.

Non è necessario che siano allargate a stadi gremiti: anche condividere con una sola persona aiuta a raffinare l’idea, metterla alla prova nella prospettiva di un altro.

Esempi di coppie celebri come Albert Einstein e Niels Bohr, Marie e Pierre Curie, sono l’evidenza storica di questa teoria.

Cambiare aria

Prendete due persone, una che ha dedicato anni a viaggiare e una che è sempre rimasta nella stessa città. Vi aspettate delle differenze in quanto a creatività?

Lo psicologo Adam Galinsky dell’Università di Chicago non solo se lo aspettava ma ha voluto dimostrarlo con esperimenti concreti. In alcuni giochi di improvvisazione (ad es. il gioco di posizionare un candela su una porta con improbabili altri oggetti), coloro che avevano alle spalle esperienze di vita all’estero hanno mostrato grandi doti di adattamento e di flessibilità rispetto ai colleghi “sedentari”.

Lo sforzo di vivere in un ambiente diverso, comprendere nuovi usi e costumi, magari apprendere i rudimenti di un nuovo linguaggio, aprono la mente e la rendono incredibilmente elastica.

Giocare, giocare, giocare

Giocare è una cosa seria. Non è un caso che la

prima fase dell’apprendimento umano avvenga attraverso il gioco. Poi, a causa di un’ingombrante eredità educativa, arriva il giorno in cui consideriamo il gioco come roba da bambini e smettiamo di farlo, se non per poter passare un po’ di tempo con i nostri figli o nipoti.

E invece giocare serve.

Imparare nuove regole, adattarsi al cambiamento, sforzarsi di comprendere la strategia degli avversari, immaginarsi calati in una realtà frutto solo di immaginazione, sono attività molto efficaci per rafforzare il muscolo della concentrazione e della creatività.

Molte grandi idee sono nate per gioco, ed è insito nella natura animale, non solo umana, addestrarsi all’imprevedibile.

Inventare storie

Gli italiani non leggono tanto: riviste e quotidiani per lo più. Pochi libri, almeno rispetto ai nostri cugini europei. E questo non è un gran merito per un paese che ha sempre fatto della creatività lo strumento di differenziazione delle proprie imprese.

Creatività vuol anche dire capacità di inventare storie e dare vita a nuovi mondi.

E ogni lavoro di creazione è in realtà lavoro di re-interpretazione della realtà. E poiché si tratta pur sempre di una specie di muscolo, perché funzioni meglio, è necessario allenarlo.

Alleniamoci dunque ad inventare storie. Bastano pochi esercizi come questi (suggeriti dallo psicologo Oliverio della Sapienza di Roma):

[styled_list style="check_list" variation="orange"]

  • Scegliete a caso una persona o un luogo

  • Associate al soggetto le prime cinque scene diverse che vi vengono in mente

  • Fate di queste cinque scene una storia

  • Costruita la storia, sopprimete qualche immagine e ricostruitela[/styled_list]

Dopo qualche settimana di storie create, il vostro muscolo della creatività sarà senz’altro cresciuto.

Raffaele Loscialpo

Raffaele Larry Loscialpo è autore de "I piccoli passi di un grande consulente, nuove strategie d'azione" (Ed. F.Angeli 2003), “Qhaosing - l’arte del management creativo” (Ed. Lulu 2011). Ha fondato Qhaosing®, cloud community sul cambiamento individuale, di gruppo e sociale e su Facebook “Italiani che si fanno da soli”, per la valorizzazione dello spirito imprenditoriale. Oggi dirige il Customer Service di una grande multinazionale americana nel settore Health Care.

Foto di anitapatterson

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