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Creo la startup per "splittare" e condividere i pagamenti

Dopo aver creato la startup delle cabine-letto in aeroporto e un ostello social “in capsule”, Alberto Porzio, 27 anni, startupper, inizia una nuova avventura nel fintech. Insieme al socio Matteo Destantini, ha ideato Splitty Pay. È una piattaforma di pagamento che permette di dividere l’importo da pagare tra più persone e più carte di credito/debito.
Creo la startup per "splittare" e condividere i pagamenti Creo la startup per "splittare" e condividere i pagamenti

Dopo aver creato la startup delle cabine-letto in aeroporto e un ostello social "in capsule", Alberto Porzio, 27 anni, startupper, inizia una nuova avventura nel fintech. Insieme al socio Matteo Destantini, ha ideato Splitty Pay. È una piattaforma di pagamento che permette di dividere l'importo da pagare tra più persone e più carte di credito/debito. La startup ha vinto il Premio Fintech & Insurtech 2018 del Politecnico di Milano.

Perché avete deciso di lasciare ZZZleepandGo, la prima startup?

«Dopo aver partecipato a B Heroes (il programma per startup ideato da Fabio Cannavale), abbiamo ricevuto diverse offerte da parte di investitori. I nostri progetti richiedevano grandi capitali. Così io e Matteo abbiamo deciso di vendere le nostre quote a un fondo di real estate» racconta Alberto. «Non è facile: da una parte l'exit è un traguardo per molte startup, dall'altro vendi un'impresa che hai creato con tanto impegno. Ci siamo rimessi subito in gioco, quindi non abbiamo avuto molto tempo per guardarci indietro».

Com'è nata Splitty Pay?

«Lavorando nel settore accommodation e travel, ci siamo resi conto di diversi problemi relativi al pagamento: per esempio, quando chi paga deve trovare un accordo con gli amici o anticipare i soldi per tutti oppure quando l'importo supera il plafond (l'importo massimo) della tua carta e vorresti suddividere la somma tra più carte. Ad aprile abbiamo avviato la società. Il primo round a maggio ci ha permesso di raccogliere 210mila euro da business angel. Li abbiamo investiti per creare il team, con tre sviluppatori e un project manager. A settembre abbiamo lanciato la prima versione beta, utile soprattutto per far conoscere il prodotto ai merchant, per i primi accordi commerciali con i siti di e-commerce. Abbiamo presentato e promosso il servizio con incontri one-to-one, "bussando" alla porta di ognuno. Il primo a provarlo è stato un e-commerce di birra artigianale. A gennaio Splitty Pay sarà disponibile su altre piattaforme».

Come funziona?

«Rispetto ai siti di "collette online", risolviamo il problema dei pagamenti condivisi al momento stesso dell'acquisto. Gli e-commerce aggiungono Splitty Pay tra le varie opzioni di pagamento (bonifico, carta, PayPal...) al check-out. Per chi vende, puntiamo a migliorare le performance e ridurre il tasso di abbandono del carrello. Al cliente diamo la possibilità di suddividere l'importo totale in quote uguali o personalizzate e pagare con più carte. Può anche inviare richieste di pagamento, se qualche partecipante non è presente al momento dell‘acquisto».

E i guadagni?

«C'è solo una fee sulle transazioni a carico dei merchant. Nessun costo per l'utente».

Prossimi obiettivi?

«È  in corso una campagna di equity crowdfunding su 200crowd. Il prossimo anno apriremo un altro round. Abbiamo seguito un percorso di accelerazione a Londra, TechItalia:Lab, e ci piacerebbe espanderci nel Regno Unito, ma aspettiamo prima di consolidare team e servizio qui in Italia».

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