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Creano una campagna contro la violenza. Studentesse italiane premiate negli Usa

I promotori di ReAct si sono classificati terzi al contest internazionale per università promosso da Facebook. Hanno realizzato una campagna online (e offline) per combattere l’odio, la violenza e l’estremismo. Hanno partecipato al programma internazionale P2P: Challenging Extremism, un contest per università organizzato da EdVenture Partners, promosso da Facebook e dal Dipartimento di Stato americano.
Creano una campagna contro la violenza. Studentesse italiane premiate negli Usa Creano una campagna contro la violenza. Studentesse italiane premiate negli Usa

I promotori di ReAct si sono classificati terzi al contest internazionale per università promosso da Facebook.

Hanno realizzato una campagna online (e offline) per combattere l'odio, la violenza e l'estremismo. Hanno partecipato al programma internazionale P2P: Challenging Extremism, un contest per università organizzato da EdVenture Partners, promosso da Facebook e dal Dipartimento di Stato americano. La loro campagna è piaciuta. Così gli studenti dell'Università di Cagliari si sono classificati terzi, dopo i gruppi libanese e belga. E cinque ragazze del team - Alessia Dessalvi, Luciana Ganga, Ema Kulov, Giulia Marogna, Giulia Tumatis - sono volate a Washington per ritirare il premio in denaro.

«A settembre 2016 il professor Christian Rossi ha proposto a tutti gli iscritti della Facoltà di Scienze Politiche di partecipare al progetto P2P, che ha l'obiettivo di contrastare l'estremismo violento sul web», ci racconta Giulia Tumatis dagli Stati Uniti. «Ad aderire al progetto sono state oltre 140 università in tutto il mondo. Il nostro team è formato da 29 persone».

Com'è nata l'idea?

«Guardandoci intorno abbiamo deciso di focalizzare l'attenzione sul problema dell'immigrazione e su come questo viene recepito nella società. Con un questionario somministrato agli studenti di tutto l'Ateneo e delle ricerche sui maggiori social network, ci siamo resi conto di quanto sia diffusa la disinformazione e i luoghi comuni che fanno sì che sempre più spesso si manifestino comportamenti xenofobi. Abbiamo così creato ReAct: "Reject Extremism through Awarness, Courage, Tolerance". Grazie a questo acronimo abbiamo voluto cambiare il significato di questa parola da negativo in positivo».

Come avete impostato la campagna?

«Il nostro target sono i giovani perché sono quelli più facilmente influenzati dai social media, non sempre veritieri. Abbiamo condotto la campagna sia online che offline. Online attraverso il sito web www.react2016.org dove pubblichiamo i nostri articoli, video e interviste originali, per aiutare il pubblico a creare una propria opinione basata su fatti concreti e fonti attendibili. Il sito è collegato alle nostre pagine Facebook, Instagram, Twitter e Youtube. Abbiamo creato anche il "Time Out, Fermati e Informati", un gesto universalmente conosciuto, che abbiamo voluto reinventare per dare più significato alla campagna e fare in modo che i nostri followers potessero partecipare attivamente, inviandoci le loro foto che ripubblichiamo sulle nostre pagine». Sotto tante foto le scritte con i luoghi comuni da sfatare: "Gli immigrati vivono in aberghi di lusso", "I migranti portano malattie", "Ci rubano il lavoro"...

© ReAct

E offline?

«La campagna offline consiste nell'organizzazione di incontri formativi nelle scuole superiori della Sardegna, per ora; eventi in collaborazione con Associazioni come Casa Emmaus, un centro SPRAR e di prima accoglienza, dove abbiamo potuto raccogliere le testimonianze di chi in prima persona ha affrontato un duro percorso per scappare dal proprio Paese in cerca di un futuro migliore; incontri con le istituzioni. L'Università di Cagliari ci ha sostenuto sin dall'inizio».

Soddisfatte del risultato?

«Questo progetto è stato importante anche per la nostra crescita personale e professionale. Ci ha permesso di apprendere come si lavora in un grande team e ci ha insegnato l'importanza dell'integrazione nella società. Solo così possiamo combattere l'estremismo violento. Mai avremmo pensato di essere selezionati. Noi cinque siamo state inserite nel programma "International Leadership Visitors Program". Dal 2 all'8 febbraio siamo state a Washington, dove abbiamo partecipato a incontri con istituzioni e organizzazioni che si occupano dei temi specifici affrontati durante la campagna. Dall'8 al 12 saremo a New York, dove avremo incontri con la New York University, la sezione antiterrorismo della polizia di New York e il comitato antiterrorismo delle Nazioni Unite. Dal 12 al 15 saremo a San Francisco e visiteremo il quartier generale di Facebook. Per noi è la prima volta negli States ed è un'esperienza unica!».

Info: www.react2016.org

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