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«Così ho progettato il braccialetto che ha stregato il Mit»

Matteo Lai, 32 anni, con due compagni di università ha sviluppato un software che monitora le funzioni fisiologiche. È il più piccolo braccialetto al mondo per monitorare le funzioni fisiologiche: battito cardiaco, sistema nervoso, stress. Grazie a dei sensori, e a un’App che permette di visualizzare i grafici relativi a queste funzioni. Si chiama E3
«Così ho progettato il braccialetto che ha stregato il Mit» «Così ho progettato il braccialetto che ha stregato il Mit»

Matteo Lai, 32 anni, con due compagni di università ha sviluppato un software che monitora le funzioni fisiologiche.

È il più piccolo braccialetto al mondo per monitorare le funzioni fisiologiche: battito cardiaco, sistema nervoso, stress. Grazie a dei sensori, e a un’App che permette di visualizzare i grafici relativi a queste funzioni. Si chiama E3 ed è il prodotto di punta di Empatica, startup creata nel 2011 da Matteo Lai, 32 anni con Simone Tognetti e Maurizio Garbarino, ex studenti di architettura al Politecnico di Milano e di Torino.

Come è nata l’idea? «Al Politecnico di Milano abbiamo studiato materie che riguardano l’interazione tra l’uomo e il computer. Nel 2009 abbiamo costruito un software che potesse riconoscere gli stati emotivi nella vita quotidiana. Volevamo che queste misurazioni avvenissero in mobilità, così abbiamo costruito il braccialetto. Al primo prototipo ne sono seguiti altri sempre più piccoli: l’E3 è l’ultimo, e quello che abbiamo venduto di più, circa 500 pezzi alle più importanti università del mondo e agli ospedali. Monitora non solo gli stati emotivi ma quelli fisiologici. Quando il braccialetto è arrivato al Mit di Boston è stato notato da Rosalind Picard, la più grande scienziata al mondo di affective computing (l’interazione tra macchina e uomo), che ha iniziato a usarlo applicandolo ai campi dell’autismo e dell’epilessia. Non solo, ma ha proposto ai tre ragazzi di fondere la loro startup con la sua società, la Phiiisio International, spinoff del MediaLab. «Per noi era un mito, oggi ci lavoriamo insieme». Oggi Empatica oltre che a Milano, dove lavora la parte tecnica del team, ha sede anche a Boston e San Francisco per un totale di circa 15 persone.

Quali le difficoltà?

«Abbiamo incontrato tutte le difficoltà possibili. Sia in Italia che negli Stati Uniti all’inizio ci hanno chiuso le porte in faccia, eravamo gli unici a fare questo prodotto. I centri di ricerca in Italia sono lentissimi a darti una risposta, ci è mancato poco che fallissimo. Poi a fine 2013, con l’ultimo prototipo, abbiamo iniziato a vendere».

Dopo la fusione, i ragazzi hanno ottenuto un round di investimento di 2 milioni di dollari. «Oggi questa attività ci dà uno stipendio, ma la strada è ancora lunga. Tutti i finanziamenti vanno in ricerca e sviluppo. Se lo rifarei? Prima consigliavo a tutti di fare una startup. Oggi dico: “Provateci, ma sappiate che non è per tutti”».

Info: www.empatica.com

Tiziana Tripepi (da Millionaire ottobre 2014)

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