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Cosa succede alle startup dopo il crowdfunding

Il crowdfunding è un metodo di investimento che negli ultimi anni è nettamente scoppiato, arrivando a finanziare milioni di euro a startup e progetti vari.   Quello che però Italian Tech Alliance e BizPlace si sono chieste è: come stanno andando adesso le startup che hanno raccolto anni fa? È risaputo ormai che le startup
Cosa succede alle startup dopo il crowdfunding Cosa succede alle startup dopo il crowdfunding

Il crowdfunding è un metodo di investimento che negli ultimi anni è nettamente scoppiato, arrivando a finanziare milioni di euro a startup e progetti vari.

Quello che però Italian Tech Alliance e BizPlace si sono chieste è: come stanno andando adesso le startup che hanno raccolto anni fa? È risaputo ormai che le startup sono tanto affascinanti, quanto rischiose e che il 95% di queste fallisce entro i primi 3 anni, perciò le due associazioni hanno pensato di fare una ricerca sulle startup che hanno fatto equity crowdfunding in precedenza per verificare le possibilità di successo di questo metodo di investimento.

I dati raccolti hanno dimostrato uno scenario molto incoraggiante. Dal report che racconta il successo delle startup italiane emerge che a distanza di tre anni dalla campagna, circa 1 startup su 4, precisamente il 23% delle imprese, risulta in crescita in termini di marginalità e ricavi. Le stime raccolte sono state calcolate mettendo a confronto le performance economico-finanziarie delle startup, con il loro settore di riferimento e la loro fase di crescita. In questo modo, le due società sono riuscite anche a ricavare i settori più efficaci in cui le startup sono riuscite a prosperare e le piattaforme in cui sono state effettuate le campagne delle startup che sono riuscite ad emergere nel mercato con maggiore successo.

I settori a maggiore e minore rendimento

Tra i settori emersi con i maggiori CAGR (Tasso di Crescita Annuale) troviamo il settore Media, Fintech e Digital, generalmente già in una fase di early growth. Mentre, tra quelli che invece sono riusciti a raccogliere più fondi troviamo tre settori di impresa principali, il Food & Agricolture con quasi 40,5 milioni di euro raccolti, seguito dal settore Smart City con oltre 35,2 milioni e infine dal Fintech con oltre 29,6 milioni. Contrariamente, i settori HR e Education sono stati invece riconosciuti come quelli meno redditizi, soprattutto se in fase pre-seed.

Si potrebbe affermare quindi che generalmente una startup ha maggiori probabilità di successo se si trova ad aver già affrontato la fase iniziale dedicata alla validazione della propria idea di business e del proprio business model, attraverso fondi propri o le

cosiddette tre effe “Friends, Family and Fools”. Questo perché spesso una startup, soprattutto se guidata da un team poco esperto, tende a fare l’errore di pensare che la propria idea sia destinata a cambiare il mondo, per poi accorgersi solo in un secondo momento della dura realtà, ossia che nessuno desidera realmente quel prodotto.

Differenza tra Pre-seed, Seed e Round A

Altro dato molto interessante fotografato dal report riguarda il valore delle campagne effettuate a seconda dello stadio della startup. Per esempio, i round Seed compresi nel periodo soggetto all’indagine, hanno dimostrato di avere un valore di circa il 62% del totale degli investimenti effettuati tramite Equity Crowdfunding. Oltre a questo, si è avuto modo anche di osservare che chi effettua un round Seed (mediamente tra i 200mila e 1 milione di euro di raccolta) raggiunge in media il 100% dell’obiettivo massimo di raccolta, contro chi invece raccoglie un round Serie A (mediamente superiore a 1 milione di euro), che raggiunge in media l’88% dell’obiettivo massimo pianificato. Chi, effettua una raccolta Pre-Seed, infine, (solitamente inferiore ai 200 mila euro) ha le minori possibilità di raggiungere il proprio obiettivo, con una media di solo il 53% del totale pianificato.

Ma da cosa è dovuta questa discrepanza? Sono due, le motivazioni principali alla base di questi dati, la prima è sicuramente la differenza negli obiettivi, che diventano più importanti man mano che la startup cresce, a seguire il fatto che un’emittente pre-seed generalmente ha molti meno dati per convincere gli investitori rispetto a una società che sta già fatturando. Lo stato di Seed sarebbe quindi quello più appetibile per gli investitori, poiché quello in cui la startup non è né troppo piccola, come un’idea, e né troppo grande da chiedere grosse somme di denaro per crescere. Il Seed permetterebbe quindi agli investitori, di ottenere il massimo ritorno al minimo prezzo.

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