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Con un software abbiamo rivoluzionato l’editoria

Con un software hanno conquistato il mondo. Il loro Méthode, programma che facilita la pubblicazione di contenuti su carta e Web, è usato dal Wall Street Journal, Financial Times, Gruppo Murdoch… Solo per citare alcune delle 600 testate del Pianeta che lo hanno adottato. EidosMedia, la società milanese che lo produce, è una realtà di
Con un software abbiamo rivoluzionato l’editoria Con un software abbiamo rivoluzionato l’editoria

Con un software hanno conquistato il mondo. Il loro Méthode, programma che facilita la pubblicazione di contenuti su carta e Web, è usato dal Wall Street Journal, Financial Times, Gruppo Murdoch... Solo per citare alcune delle 600 testate del Pianeta che lo hanno adottato.

EidosMedia, la società milanese che lo produce, è una realtà di eccellenza tutta made in Italy.

Ceo dell’azienda è Gabriella Franzini che con il suo team ha saputo creare un gruppo che fattura 35 milioni di euro l’anno, con 200 dipendenti e filiali in Gran Bretagna, Francia, Germania, USA e Australia e Brasile:

«La chiave del successo è avere sempre lo spirito di una startup con la voglia di rischiare e mettersi in gioco. Da noi ogni dipendente dotato d’iniziativa può fare la differenza» spiega Massimo Barsotti, 50 anni, responsabile marketing. Lo abbiamo raggiunto.

Come nasce l’azienda?

Tutto inizia quando Gabriella Franzini e gli altri soci fondatori decidono di lasciare la multinazionale americana in cui lavoravano (Unisys, ndr) per sviluppare un loro progetto: un software che aiutasse il mondo editoriale nella sua transizione verso il digitale».

Cos’è Méthode? Perché è rivoluzionario?

È un software che permette di creare, organizzare, archiviare, gestire e pubblicare informazioni su più canali di distribuzione: carta stampata, web, mobile, tablet. Facilita il lavoro dei giornalisti che possono “vestire” un contenuto secondo la piattaforma su cui va pubblicato. È semplice da usare: qualche ora di formazione per intuirne le potenzialità».

Come lo avete imposto sul mercato internazionale?

Abbiamo lavorato sulla nicchia di mercato a cui poteva interessare. Un lavoro durato anni che ci ha visto protagonisti in fiere, conferenze di settore nazionali e internazionali. Poi abbiamo investito in pubblicità su riviste e oggi utilizziamo i social per aumentare la visibilità del prodotto».

Il vostro è un osservatorio privilegiato sul mercato editoriale. Si può ancora fare business nel settore?

Oggi non ci sono ancora modelli di business riconoscibili. Il problema dell’informazione è l’estrema frammentazione dei lettori. Chi vuole investire deve riuscire nel compito difficile di coprire tutte le esigenze del pubblico, segmentando inizialmente molto bene il target. Sul cartaceo funzionano supplementi e inserti, specie quelli che appaiono nel weekend, giorni in cui c’è una maggiore disponibilità a spendere. Sul Web bisogna sempre di più personalizzare l’offerta sfruttando il mondo del mobile con app che sappiano adattarsi sempre di più alle preferenze dei singoli utenti».

Cosa consiglieresti a qualcuno che vuole investire sull’editoria online oggi?

Di sicuro guardarsi attorno e studiare. Capire cosa fanno i competitor maggiori, le cose giuste e soprattutto quelle sbagliate. Poi muoversi rapidamente. Il Web non ti dà l’opportunità di fermarti. Google Glass, smartwatch, ci sono sempre nuove strategie da trovare per sfruttare nuovi canali. Poi sapere copiare e adattare. Se ci sono idee buone, ma applicate in contesti sbagliati, perché non migliorarle? Darsi del tempo per approfondire e presentare la propria idea nella maniera giusta, senza approssimazione».

INFO: http://www.eidosmedia.com/

Giancarlo Donadio

(Fonte foto utente flickr Mike Bailey Gates)

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