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«Con il mio bagel ho conquistato Londra»

«Ho molta fiducia in questo Paese, che sa sempre quali passi fare. Non so cosa succederà dopo la Brexit, ma preferisco non fasciarmi la testa prima di rompermela. Londra mi ha dato tanto, mi ha permesso di farcela partendo da zero». Simone Sapienza, 30 anni, spopola a Londra con i suoi “Dirty Bagels”, panini al
«Con il mio bagel ho conquistato Londra» «Con il mio bagel ho conquistato Londra»

«Ho molta fiducia in questo Paese, che sa sempre quali passi fare. Non so cosa succederà dopo la Brexit, ma preferisco non fasciarmi la testa prima di rompermela. Londra mi ha dato tanto, mi ha permesso di farcela partendo da zero». Simone Sapienza, 30 anni, spopola a Londra con i suoi “Dirty Bagels”, panini al pulled pork, maiale sfilacciato, che vende nel suo chiosco al mercato di Old Spitalfields, nella City. La sua storia è quella di tanti giovani italiani che arrivano a Londra in cerca di fortuna.

Quando sei arrivato a Londra?

«A fine 2012, dopo mille lavoretti in Italia e due università iniziate e mai finite. Il mio primo lavoro è stato staccare chewing gum da sotto i tavoli e pulire i bicchieri. Dopo qualche mese mi stavo apprestando a tornare, quando mi sono accorto che lo street food cominciava ad avere successo. Avevo solo 700 sterline».

Perché hai scelto il bagel con la carne di maiale?

«Non volevo un prodotto associabile all’Italia. Ho scelto di unire il pane ebraico con la carne di maiale sfilacciata, che qui si chiama pulled pork, che ha derivazioni americane. Mi sono buttato anima e corpo nella mia idea. Per due mesi non ho fatto altro che lavorare. Alle due di notte andavo al mercato della carne, la portavo a casa e la cucinavo (nel Regno Unito è consentito) per poi portarla al chiosco la mattina e venderla. Poi tornavo a casa, dormivo e ricominciavo tutto da capo».

Come hai fatto a ottenere un posto al mercato di Old Spitalfields?

«Occorre fare richiesta online: presentare il prodotto, ma anche il progetto, la filosofia che sta dietro a quello che si vuole vendere e anche un business plan. Mi hanno accettato, solo allora ho lasciato il lavoro che avevo in un locale lì vicino e fatto tutte le pratiche di inizio attività».

È difficile aprire un’attività a Londra?

«Le pratiche sono velocissime ed economiche, per esempio non c’è la figura del notaio. Il difficile qui non è la burocrazia, ma trovare il prodotto giusto. A Londra ogni giorno chiudono 150 attività di ristorazione, la concorrenza è altissima. Il costo di uno spazio in questo mercato è simile all’affitto di un locale, quindi bisogna rimboccarsi le maniche e fare grandi numeri. Per essere a break even devi servire 100 persone al giorno».

E tu quante ne servi?

«La media è di 1.200 persone a settimana con uno scontrino medio di 7,50 sterline. Quest’anno il mio obiettivo di fatturato è mezzo milione».

Cosa ti ha aiutato?

«L’uso dei social mi ha dato tantissima popolarità, circa il 30% del mio turnover deriva da clienti catturati tramite Instagram e Facebook. Ho scelto il “monoprodotto” per essere riconoscibile. Infine, ho seguito corsi per imparare la contabilità e come impostare una piccola attività. Tutto va seguito nei minimi particolari, anche in un piccolo chiosco».

INFO: www.instagram.com/dirty_bagels

Tratto dall'articolo "La Brexit? Me la mangio" pubblicato su Millionaire di marzo 2019. Per acquistare l'arretrato scrivi a abbonamenti@ieoinf.it

La copertina di Millionaire di marzo 2019.

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