Resta aggiornato con le notizie più importanti

Premendo il pulsante Iscriviti, confermi di aver letto e di accettare la nostra Privacy Policy
Dark Mode Light Mode

Come ti creo la più grande osteria romana a Milano

In 15 anni ha servito oltre 1 milione di persone, più di 100.000 chili di pasta, 300 piatti di cacio e pepe tutti i giorni. E ha fatto tutto da solo. David Ranucci, viterbese, è arrivato a Milano nel 1999 per amore di un figlio. Dopo anni passati a Roma nel mondo della notte, ha
Come ti creo la più grande osteria romana a Milano Come ti creo la più grande osteria romana a Milano

In 15 anni ha servito oltre 1 milione di persone, più di 100.000 chili di pasta, 300 piatti di cacio e pepe tutti i giorni. E ha fatto tutto da solo.

David Ranucci, viterbese, è arrivato a Milano nel 1999 per amore di un figlio. Dopo anni passati a Roma nel mondo della notte, ha detto: e ora che faccio? Ha puntato tutto sulle sue capacità e sui sapori della sua infanzia. Perché non portare la cucina romana a Milano? Pronti via, ha preso un piccolo locale, 28 posti, lo ha chiamato Giulio Pane e Ojo, in onore del nonno. Ha dipinto le parete di giallo ocra, si è fatto mandare tavoli e sedie da Viterbo e ha iniziato a cucinare seguendo le ricette di Mamma Gisa: spaghetti cacio e pepe, matriciana e gricia, lombrichelli e tonnarelli freschi. Prezzi bassi, cucina buona. E la gente ha iniziato a fare la fila lungo il marciapiede. E tutti si sentivano coccolati.

Ogni sera la fila aumentava e io stavo in strada per portare un bicchiere di vino e degli spuntini ai miei clienti per ingannare il tempo dell’attesa. Quella dell’accoglienza è un’arte da imparare. Mio nonno Giulio, che faceva l’oste, mi diceva: non ti potrai mai arricchire con la ristorazione, devi dare un servizio”. E io mio sono concentrato su quello».

È cosi che sono iniziate le prime recensioni sui giornali. Milano in quegli anni lo ha proclamato “Oste romano all’ombra della Madonnina” e da allora quello è il suo titolo di riferimento.

Qualche giorno fa, ha festeggiato i («primi») 15 anni della sua osteria. Che ha allargato man mano che le cose andavano bene, diventando la prima osteria romana a Milano.

Lo staff di Giulio Pane Ojo e i figli di Ranucci: Matteo (al centro in piedi con giubbotto nero) e Claudia (seduta davanti a sinistra)

Nel 2001 il lattoniere di via Muratori ha smesso la sua attività e io ho allargato l’osteria, aggiungendo vetrine sul fronte strada. Poi nel 2004, sempre nello stesso cortile, un restauratore di mobili ha riposto nel cassetto pialle e scalpelli e mi ha dato la possibilità di aprire un salone caratterizzato da un unico lungo tavolo. Che è stata una fortuna: qui, tra tanti commensali diversi, sono nati molti amori» racconta David.

Dopo 10 anni di Giulio Pane e Ojo, è partito il progetto di espansione. Prima in via Muratori, con altri due locali: A casa Tua e Abbottega. Poi nel resto del mondo. Da Milano è andato a Montecarlo, poi New York e ora Miami. Per portare cucina e accoglienza italiana. Con il sogno di ricreare ovunque quella Franchetta di nonno Giulio, dove Ranucci ha trascorso la sua infanzia.

Oggi ha 70 dipendenti e ai giovani consiglia: «Scoprite le tradizioni e puntate tutto sui sapori della vostra terra. Rimboccatevi le maniche e partite. Chi si impegna, ce la fa. Le cose ci vo’ appiù a dille che a falle»

INFO: http://www.giuliopaneojo.com/IT/

Eleonora Chioda

Resta aggiornato con le notizie più importanti

Premendo il pulsante Iscriviti, confermi di aver letto e di accettare la nostra Privacy Policy
Articolo precedente
Articolo 19537

Articolo 19537

Articolo successivo
Trend: ecco il cat cafè, bar per gli amanti dei gatti

Trend: ecco il cat cafè, bar per gli amanti dei ga...

Advertisement
Advertisement

Consigliati per te

Formazione, lavoro e AI: torna a Roma l’Innovation Training Summit Formazione, lavoro e AI: torna a Roma l’Innovation Training Summit
La mattina non ti rende milionario. Le decisioni sì. La mattina non ti rende milionario. Le decisioni sì.
Il ritorno di Millionaire dal palco di Casa Sanremo Il ritorno di Millionaire dal palco di Casa Sanremo
«Canva? È nato da una frustrazione concreta» «Canva? È nato da una frustrazione concreta»