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Black Friday da record. E la multinazionale Patagonia dona tutto per l'ambiente

Il colosso dell’abbigliamento outdoor ha venduto articoli per 10 milioni di dollari. E, come promesso, donerà fino all’ultimo centesimo ad organizzazioni impegnate nella salvaguardia dell’ambiente. Record di vendite per Patagonia nel giorno del Black Friday. «Ci aspettavamo di raggiungere due milioni in vendite, abbiamo battuto questa aspettativa cinque volte», ha commentato l’azienda. La multinazionale «donerà
Black Friday da record. E la multinazionale Patagonia dona tutto per l'ambiente Black Friday da record. E la multinazionale Patagonia dona tutto per l'ambiente

Il colosso dell'abbigliamento outdoor ha venduto articoli per 10 milioni di dollari. E, come promesso, donerà fino all'ultimo centesimo ad organizzazioni impegnate nella salvaguardia dell'ambiente.

Record di vendite per Patagonia nel giorno del Black Friday. «Ci aspettavamo di raggiungere due milioni in vendite, abbiamo battuto questa aspettativa cinque volte», ha commentato l'azienda. La multinazionale «donerà il 100% delle vendite globali del Black Friday, nei negozi e sul nostro sito, alle organizzazioni che lavorano per proteggere l'aria, l'acqua e il suolo per le generazioni future», ha scritto in un post la Ceo di Patagonia Rose Marcario.

L'azienda ha sempre puntato sullo sviluppo ecostostenibile. Da anni partecipa all'iniziativa 1% for the Planet: devolve l'1% delle vendite a organizzazioni no-profit. Ad oggi, ha già donato 74 milioni di dollari.

La storia

Yvon Chouinard, 78 anni, è il fondatore di Patagonia. Fa giacche di qualità, ma invita i clienti a comprarle solo se necessario. Per salvare il Pianeta. Passa metà del suo tempo all'aria aperta, offrendo anche ai suoi dipendenti la stessa opportunità. Nel quartier generale, a 100 km da Los Angeles, i suoi dipendenti possono andare in spiaggia, seguire una lezione di yoga o giocare a pallavolo durante l'orario di lavoro.

Gli escursionisti americani hanno soprannominato il marchio "Patagucci" per il prezzo, a loro avviso eccessivo. Chouinard però afferma di avere obiettivi diversi dal profitto.

Il primo negozio nel pollaio di casa

«Nel 1957 comprai una fucina e un'incudine: volevo arrampicarmi sulle pareti dello Yosemite e costruirmi da solo l'attrezzatura. Fabbricai chiodi e cominciai a venderli a 1,50 dollari. Mio padre mi aiutò a mettere su un negozietto ricavandolo da un pollaio nel cortile di casa».

La crescita delle vendite vede le prime assunzioni aziendali a metà anni Sessanta tra le fila degli amici, in un’ottica di familiarità e divertimento: «Era un modo per pagare le spese e continuare le spedizioni alpinistiche», ricorda Chouinard.

Dai chiodi all'abbigliamento

La svolta è del 1970, quando l’imprenditore elimina la produzione di chiodi per alpinismo perché nocivi all’ambiente e si butta nell’abbigliamento. «Mi fermai in un vecchio stabilimento dove esisteva l’ultimo macchinario al mondo che fabbricava un velluto a coste resistente. Pensai che una stoffa così fosse ideale per l’arrampicata». L’introduzione di sacchi a pelo, guanti e berretti segna il nome definitivo dell’azienda, così come il core business.

Gli errori fatti? Tanti. Dalle prime scelte sbagliate di fornitori alla tempistica di lavorazione: «Imparammo che c’è una bella differenza tra mandare avanti un’officina meccanica e mettersi nel commercio delle stoffe». Ma tra disavventure con le banche, ricerca di nuovi materiali e pratica del management by absence (cioè “dirigere a distanza”), Chouinard è riuscito a superare più crisi aziendali.

Il 31 luglio 1991 è stato il “mercoledì nero” per il licenziamento di 120 dipendenti, pena la bancarotta: una crescita vertiginosa degli affari era stata seguita da un brusco arresto dell’economia mondiale. Ma dalla crisi nasce l’opportunità, che per Patagonia si è tradotta nella decisione di cambiare rotta.

Rivoluzione verde

Patagonia è oggi considerata il paradiso della responsabilità d’impresa. «Cerchiamo di trarre profitto evitando che questo diventi l’obiettivo primario. Crescita ed espansione non sono valori fondamentali. Le decisioni devono essere prese tenendo presente la crisi ambientale: i nostri sforzi non devono causare danni. Si deve prestare massima attenzione alla qualità in termini di resistenza, impiego minimo di risorse naturali, multifunzionalità...», ha puntualizzato Chouinard.

Nel 1996 ha iniziato a usare solo cotone organico. «All’inizio costava il doppio. E abbiamo anche rischiato il 25% delle vendite. All’interno dell’azienda ci sono state discussioni, ma ho ribadito che non volevo più fare business se questo significava danneggiare l’ambiente».

Oggi Patagonia continua a crescere. Ma per il suo fondatore il vero successo è un altro: «Dopo 35 anni nel mondo degli affari finalmente ho capito perché mi ci trovavo: volevo investire i miei soldi in campagne ambientali. E creare un modello a cui le altre aziende potessero attingere nelle loro ricerche su buona amministrazione e sostenibilità».

INFO: www.patagonia.com

La storia di Patagonia è tratta dall'articolo "In affari con il Pianeta" pubblicata su Millionaire di settembre 2010.

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