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"Creo l’assistente vocale per l’industria 4.0 e conquisto un fondo della Silicon Valley"

«Lavoravamo nello stesso open space in Johnson&Johnson. L’idea ci è venuta nello stabilimento di un’azienda di Torino. I tecnici dovevano compilare un form cartaceo per ogni intervento di manutenzione. Per risparmiare tempo si lasciavano dei messaggi vocali su un gruppo WhatsApp e, a fine giornata, uno di loro trascriveva le indicazioni». Così Domenico Crescenzo, 30
"Creo l’assistente vocale per l’industria 4.0 e conquisto un fondo della Silicon Valley" "Creo l’assistente vocale per l’industria 4.0 e conquisto un fondo della Silicon Valley"

«Lavoravamo nello stesso open space in Johnson&Johnson. L’idea ci è venuta nello stabilimento di un’azienda di Torino. I tecnici dovevano compilare un form cartaceo per ogni intervento di manutenzione. Per risparmiare tempo si lasciavano dei messaggi vocali su un gruppo WhatsApp e, a fine giornata, uno di loro trascriveva le indicazioni». Così Domenico Crescenzo, 30 anni, ingegnere industriale, ha fondato Screevo insieme a Nicola Tango, 35 anni, Cto e programmatore.

Screevo è un assistente vocale per l’industria 4.0. Niente più form o fogli di calcolo da compilare, basta la voce per controllare macchine e sistemi di software.

A luglio la startup entra in LUISS EnLabs, il programma di accelerazione di LVenture Group. E, a pochi mesi dal lancio, con il suo assistente vocale, conquista anche un fondo pre-seed della Silicon Valley, Boost VC, che lo scorso ottobre ha investito 500mila dollari.

«Come si fa? Ho compilato un semplice form sul loro sito: ci ho creduto. Mi hanno chiamato, hanno cercato di capire quanto fossi preparato sul mercato manifatturiero. Poi mi hanno chiesto: “Perché volete fare gli imprenditori?”. E la mia risposta è stata: “Per il nostro carattere, non vediamo alternative”. Immagino gli sia piaciuta» racconta Domenico.

Con il suo network, Boost VC faciliterà la crescita della startup anche negli Stati Uniti. Mentre LVenture la supporterà nello sviluppo sul mercato italiano ed europeo.

«Per fare fundraising non bisogna porsi limiti, i confini geografici sono sempre più sottili nel mondo del business. Serve un’idea scalabile che risolva un problema globale. Bisogna conoscere la lingua dei venture capital: cosa è importante per loro, dove hanno già investito... E poi impegno, dedizione, serietà. La strada, con un po’ di coraggio, si apre da sé».

Tratto da Millionaire di ottobre 2021. 

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