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Assicurazione contro i rischi climatici, ultimi 50 giorni per mettersi in regola

Piccole imprese: a Ecomondo esperti e istituzioni hanno discusso delle nuove norme che cambieranno il rapporto tra aziende e assicurazioni. L’ingresso del rischio climatico tra le prime cinque priorità è il segnale di un cambio di paradigma: la sostenibilità entra nelle strategie di business come fattore di competitività   Solo una piccola minoranza delle imprese
Assicurazione contro i rischi climatici, ultimi 50 giorni per mettersi in regola Assicurazione contro i rischi climatici, ultimi 50 giorni per mettersi in regola
Piccole imprese: a Ecomondo esperti e istituzioni hanno discusso delle nuove norme che cambieranno il rapporto tra aziende e assicurazioni. L’ingresso del rischio climatico tra le prime cinque priorità è il segnale di un cambio di paradigma: la sostenibilità entra nelle strategie di business come fattore di competitività

Solo una piccola minoranza delle imprese italiane è oggi davvero protetta contro i disastri naturali. Appena il 4% delle piccole imprese dispone infatti di una copertura assicurativa per terremoti, frane, alluvioni o esondazioni. Eppure oltre 84 mila aziende operano in zone a pericolosità da frana elevata o molto elevata, con 220mila addetti a rischio. Numeri che raccontano quanto il rischio climatico non sia più un’ipotesi remota, ma una realtà quotidiana per gran parte del tessuto produttivo.

L’obbligo di assicurarsi contro i rischi catastrofali sta ora entrando nella sua fase finale – la più impegnativa. Entro il 31 dicembre 2025, infatti, anche piccole e microimprese dovranno dotarsi di una polizza, completando il percorso che ha già interessato le grandi società (a marzo) e le medie imprese (a ottobre). Dal commerciante al laboratorio artigiano, chiunque sia iscritto al Registro delle imprese dovrà essere coperto. Una svolta epocale per il sistema produttivo italiano, di cui si è discusso anche a Ecomondo in un evento organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile.

Dal confronto è emerso un punto chiaro: la gestione del rischio climatico non è più un tema solo tecnico o assicurativo, ma una leva strategica per la sostenibilità e la competitività. Assicurarsi diventa un modo per tutelare il proprio futuro, accedere più facilmente a crediti, fondi e agevolazioni pubbliche, e garantire continuità alle attività produttive. La crescente frequenza degli eventi climatici impone infatti di abbandonare l’approccio basato sulle serie storiche dei disastri passati, puntando invece su analisi previsionali e strategie di prevenzione. Le assicurazioni diventano così non solo un mezzo di protezione, ma uno strumento di resilienza e gestione del rischio.

Anche le compagnie assicurative stanno evolvendo. Sempre più spesso i prodotti vengono progettati secondo criteri ESG (ambientali, sociali e di governance), offrendo coperture specifiche per i rischi climatici e limitando le polizze destinate ad attività con impatti ambientali elevati. L’obiettivo è promuovere comportamenti virtuosi e una maggiore consapevolezza della vulnerabilità ai fenomeni estremi.

La sostenibilità come fattore di competitività

Sempre in tema di rischi globali per le imprese, è interessante analizzare la nuova Global Risk Management Survey 2025 di Aon, condotta su quasi 3.000 aziende in 63 Paesi. Nella top five dei rischi percepiti dalle imprese italiane restano al primo posto l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, seguiti da crisi economica, cyber risk, aumento della concorrenza e, per la prima volta, cambiamento climatico. A livello globale, la mappa dei pericoli cambia leggermente: i rischi informatici restano la minaccia numero uno, davanti alla crisi economica e alla concorrenza crescente, mentre rincari e volatilità geopolitica si collocano al quarto e quinto posto.

Il dossier mette in luce anche un forte divario tra percezione e gestione del rischio. Solo la metà delle imprese dispone di un piano formale di mitigazione contro il rincaro delle materie prime, appena l’8% ha quantificato la propria esposizione informatica e il 30% possiede un piano operativo di risk management. «Una sottoassicurazione strutturale – spiegano gli autori della survey – che espone a perdite finanziarie e reputazionali».

Nonostante le fragilità, cresce in parte la consapevolezza. Oltre il 73% delle organizzazioni italiane ha oggi un dipartimento dedicato alla gestione del rischio (contro il 68% della media globale) e aumenta l’attenzione verso i temi ambientali e sociali. Ma l’ingresso del rischio climatico tra le prime cinque priorità è il segnale di un cambio di paradigma: la sostenibilità entra nelle strategie di business come fattore di competitività. Il messaggio è univoco: prevenire conviene. Non solo perché lo impone la legge, ma perché ogni euro investito in prevenzione oggi può evitarne decine di perdite domani.

Photo: iStock / Wirestock

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