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App: la startup italiana che fa giocare tutti

Italia, Spagna, Estonia, Stati Uniti. Ancora Italia. La vita dei nativi digitali è un viaggio continuo. Lo sanno bene gli otto ragazzi di Bad Seed Entertainment, piccola software house specializzata nei giochi che continua a fare incetta di premi in Italia (WIND Business Factor, Mind the Bridge, Working Capital…) e all’estero (premiati a Bilbao come
App: la startup italiana che fa giocare tutti App: la startup italiana che fa giocare tutti

Italia, Spagna, Estonia, Stati Uniti. Ancora Italia. La vita dei nativi digitali è un viaggio continuo.

Lo sanno bene gli otto ragazzi di Bad Seed Entertainment, piccola software house specializzata nei giochi che continua a fare incetta di premi in Italia (WIND Business Factor, Mind the Bridge, Working Capital…) e all’estero (premiati a Bilbao come migliore applicazione, finalisti alla Global Mobile Internet Conference di San Francisco…).

Incubati a i GameFounders, acceleratore estone, devono il loro successo a Sheep Up, un divertente gioco con protagonista una pecora, che è stato scaricato da oltre 1 milione di utenti:

«A Tallin, abbiamo vissuto nella stessa casa. Lavorando anche 13 ore al giorno per sviluppare la versione definitiva del gioco. Non è stato facile, ma l’esperienza è servita a rafforzare il team» spiega Alessandro Borini, 29enne, sviluppatore e responsabile della comunicazione. L’abbiamo raggiunto.

Come è nata l’idea?

Tutto nasce dal gioco che i tre cofondatori, Roberto, Clara e Jacopo, hanno ideato mentre lavoravano in Ubisoft (celebre software house, ndr). Per sviluppare il progetto hanno poi lasciato il lavoro e iniziato a partecipare a concorsi italiani e internazionali. Intanto il team è cresciuto fino a comprendere otto persone».

Come avete finanziato l’idea?

Inizialmente con i nostri risparmi. Poi abbiamo trovato finanziamenti sia in Italia con Mind The Bridge che all’estero con Game Founders, che sono entrati nella società».

Come guadagnate?

L’app è gratuita ed è pensata secondo la logica del freemium, per cui esistono una parte di contenuti a pagamento».

E per la promozione?

Abbiamo iniziato su forum di settore, social network e proponendoci alla stampa. Per fortuna l’idea è piaciuta molto, anche perché non esistono molte software house che creano videogiochi nel nostro Paese. Poi chi ha agevolato la conoscenza di un grosso publisher di San Francisco, PocketGems, che ha creduto nel progetto e ci ha aiutato a divulgarlo».

Consigli a chi vuole investire nel gaming?

Inizierei dalla cosa che sembra più banale ma non lo è: 1) non mollare. In una startup ci sono altissimi e bassissimi e bisogna sempre riuscire ad affrontarli entrambi. 2) Non limitarsi allo sviluppo del gioco. Gli sviluppatori tendono a non interessarsi della parte del business ed è un errore. Bisogna conoscere tutto il mondo (mercato, comunicazione ecc.) che ruota intorno al fenomeno. 3) Creare una rete di contatti, partecipando ad eventi italiani e internazionali. 4) Attenti al modello freemium. Non è semplice realizzarlo, specie quando si è poco strutturati. 5) Interessarsi a tutto. Specie in una startup può capitarti di dover passare dallo sviluppo dell’app alla contabilità. Mai focalizzarsi su un’unica attività».

INFO: http://www.badseedentertainment.com/

http://www.sheepup.com/

Giancarlo Donadio

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