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Annunci di lavoro: l’Italia è il paese delle retribuzioni fantasma

Stipendio mio non ti conosco O meglio, vorrei tanto conoscerti quando mi candido per una posizione lavorativa, ma purtroppo quasi mai si parla di soldi nell’annuncio e talvolta ci vogliono diversi colloqui e richieste insistenti, prima di capire quanto l’azienda sia davvero disposta a pagare per quel ruolo. Un malcostume diffuso e che può riservare
Annunci di lavoro: l’Italia è il paese delle retribuzioni fantasma Annunci di lavoro: l’Italia è il paese delle retribuzioni fantasma

Stipendio mio non ti conosco

O meglio, vorrei tanto conoscerti quando mi candido per una posizione lavorativa, ma purtroppo quasi mai si parla di soldi nell’annuncio e talvolta ci vogliono diversi colloqui e richieste insistenti, prima di capire quanto l’azienda sia davvero disposta a pagare per quel ruolo. Un malcostume diffuso e che può riservare brutte sorprese.

Proprio per capire meglio quanto sia diffuso questo fenomeno, la startup Jobiri ha creato il primo osservatorio italiano sulle retribuzioni fantasma negli annunci online.

Il risultato? Solo l’1,5% degli annunci pubblicati in Italia nel 2021 indicava la retribuzione prevista per il ruolo. Una percentuale bassissima, ricavata dall’analisi di un campione di oltre 1 milione di annunci, pubblicati tra gennaio e dicembre 2021.

“Il nostro osservatorio sugli annunci online è nato per far crescere l’attenzione sulla scarsa trasparenza degli annunci di lavoro in materia di retribuzione, che non solo crea forti disagi in chi sta cercando lavoro, ma mina sempre di più la fiducia nei confronti di selezionatori e datori di lavoro” spiega Claudio Sponchioni, cofounder e Ceo di Jobiri, azienda che offre un servizio di consulenza digitale di carriera basato sull’IA.

Guardando la distribuzione geografica, le città più trasparenti sono Genova, Milano e Parma. Quelle più opache Messina, Trieste e Catania. Solo 6 Regioni hanno una media di trasparenza superiore all’1% e sono: Campania, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Sardegna e Veneto.

Ma perché le aziende non pubblicano le retribuzioni negli annunci?

Secondo Jobiri ci sono almeno 4 motivi principali:

  • Tattica negoziale: meno il candidato è informato sul budget per una determinata posizione lavorativa, più è semplice per l’azienda negoziare condizioni contrattuali a proprio vantaggio.

  • Economicità: una delle principali voci di costo delle aziende è rappresentata dalle spese per il personale. L’obiettivo aziendale perciò è quello di assumere la persona migliore, senza investire più del necessario. E il modo migliore per farlo è non dire al candidato quanto ha effettivamente a disposizione.

  • Protezione dalla concorrenza: la pubblicazione di annunci di lavoro online con informazioni sulla retribuzione potrebbe “informare” i concorrenti sulle strategie retributive e quindi rendere più semplice “strappare” talenti all’azienda.

  • Ampliamento del pool di candidati: pubblicare il range di stipendio nell’annuncio di lavoro potrebbe inavvertitamente “eliminare” persone valide che l’azienda potrebbe comunque valutare, anche se il loro posizionamento retributivo è al di fuori del budget preventivato.

La trasparenza salariale negli annunci di lavoro non solo sarebbe auspicabile, ma potrebbe anche portare dei vantaggi alle aziende. Infatti, sempre secondo Jobiri: “Semplicità e chiarezza sono ottimi modi per reclutare e fidelizzare le persone. Le aziende inclini a essere aperte sulle proprie strategie retributive, oltre a favorire l’uguaglianza e l’equità tra candidati, possono ottenere anche altri vantaggi come: ridurre i divari salariali, rafforzare la fiducia tra datore di lavoro e dipendenti, attrarre migliori candidati, aumentare la produttività sul posto di lavoro, gestire i processi di assunzione più rapidamente”.

Questi i dati. Ora sta alle aziende decidere cosa fare. Già indicare nei propri annunci una “forchetta” salariale sarebbe un bel passo avanti.

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