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A nuoto in sedia a rotelle

Ci sono prigioni mentali che sono più buie di quelle fisiche. Molti di noi le abitano senza riuscire a vedere la luce. Ma la libertà è dietro l’angolo. E con coraggio possiamo venir fuori dalla vita che ci soffoca per immergerci nella vita che desideriamo. Sue Austin lo ha fatto. Leggiamo la sua storia… Era
A nuoto in sedia a rotelle A nuoto in sedia a rotelle

Ci sono prigioni mentali che sono più buie di quelle fisiche. Molti di noi le abitano senza riuscire a vedere la luce. Ma la libertà è dietro l’angolo. E con coraggio possiamo venir fuori dalla vita che ci soffoca per immergerci nella vita che desideriamo. Sue Austin lo ha fatto. Leggiamo la sua storia…

Era il 1996 quando l’artista inglese,

Sue Austin, piombò su una sedia a rotelle.

Era l’ultimo atto dell’

implacabile malattia che l’aveva colpita. Prima i disturbi della memoria, poi terribili cefalee, a cui erano seguiti atroci dolori delle articolazioni.

Ed infine l’immobilismo.

La

tragedia che piegherebbe chiunque, anche chi è più dotato di carattere e forza d’animo, non riesce, tuttavia, a bloccare la sua esistenza.

L’

artista inglese, dal 1996 in poi, trascorre le sue giornate a cercare una risposta valida ad un quesito di vitale importanza:

Come rendere la propria disabilità un’opera d’arte.

Per anni mi sono focalizzata su come rappresentare la mia esperienza da disabile sulla sedia a rotelle, su come raccontare me stessa agli altri».

Il richiamo del mare

Naturale per chi come lei vive su un’isola avvertire la voce del mare, essere preda del suo fascino.

La risposta le giunge proprio mentre contempla il

movimento sinuoso delle onde.

Il mare non discrimina chi non ha gambe per muoversi. Il mare le avrebbe ridato la sua libertà, quella che cerca da più da più di sedici anni. È in fondo che devo immergermi per cercare di risalire».

“Finding Freedom” (Alla ricerca della libertà) è il documentario che nasce dalle mani, dalla testa, dall’anima di Sue Austin. Per realizzarlo, si è inventata una specialissima sedia a rotelle. Un veicolo che, grazie ad un propulsore e a delle pinne, le permette di muoversi in acqua con estrema leggerezza. Quest’opera vuole mostrare che se hai una passione puoi sempre superare le barriere mentali e fisiche che vogliono renderti immobile».

L’opera di Sue è parte del suo progetto, “Freewheeling” (Ruote libere), che intende inserire gli artisti disabili all’interno dei circuiti internazionali di arte più prestigiosi.

Sue oggi è felice. Si è liberata dalle sue catene. E tutti i

media internazionali parlano di lei e del suo esempio.

E voi cosa aspettate ad abbandonare la vita che non riuscite più a sopportare? Cosa aspettate per immergervi nella ricerca della vostra libertà?

Giancarlo Donadio

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